La nascita di Maria viene collocata a Gerusalemme presso la Piscina Probatica, dove oggi si trova la bellissima chiesa romanica dedicata a sant’Anna, costruita dai Crociati nel luogo che la tradizione indica come l’abitazione di Gioacchino e Anna. Di questa antica tradizione si fa interprete il presbitero Giovanni Damasceno (650-749), l'arabo che amava la Madonna (www.cronacaoggiuotidiano.it 7 settembre 2023), che fu monaco nella laura di San Saba, situata nella Valle del Cedron a Gerusalemme, proclamato il 19 agosto 1890 da Leone XIII Dottore della Chiesa. Egli, nell’Omelia del giorno della Natività di Maria, così parlò ai fedeli: <<Oggi è l’inizio della salvezza per il mondo intero. Acclamate il Signore, voi tutti della terra, cantate, esultate, gioite! Fate risuonare la vostra voce senza timore! Poiché oggi presso la Piscina Probatica è nata per noi la Madre di Dio...>> (Omelia sulla Natività di Maria, 6,11).
I vangeli canonici ci danno poche notizie su Maria, invece moltissime ne apprendiamo dai Vangeli Apocrifi; e fra questi spiccano in modo particolare il Protovangelo di Giacomo, scritto in greco intorno al 140-170, che narra l’infanzia e la giovinezza di Maria, il Vangelo di Gamaliele, redatto in copto e datato al IV secolo, descrive il dolore della Madre per la crocifissione del Figlio, e i racconti delle varie “Dormitio Mariae”, attribuiti ad autori anonimi del V/VI secolo, che narrano i momenti del trapasso e l’assunzione al cielo della Vergine.

La Piscina Probatica e la chiesa di S. Anna, costruita nel XII secolo dai crociati in stile romanico, a Gerusalemme
PRIMA DELLA NASCITA DI MARIA
In Israele, una donna che non aveva figli era reputata una grande sfortunata perché su di essa non si era posato lo sguardo di Dio; invece, avere figli anche in età avanzata, era considerata una donna benedetta da Dio: Maria, secondo il Protovangelo di Giacomo, nacque in queste ultime condizioni. I genitori di Maria, Gioacchino e Anna, erano ricchi pastori, ma non avevano figli. Addirittura una volta i sacerdoti del Tempio disprezzarono Gioacchino con <<i suoi doni, chiedendogli perché mai, essendo infecondo, osasse stare con i prolifici e inoltre gli avevano fatto osservare che in nessun modo potevano i doni considerarsi degni di Dio, perché questi l’aveva ritenuto indegno di avere una prole. D’altra parte la Scrittura afferma che chi non dà alla luce un maschio in Israele è maledetto>> (Lib. Nat. di Maria II,1). Per questo motivo, Gioacchino soffriva molto, e <> (Lib. Nat. di Maria II,2). Egli pregò per quaranta giorni e quaranta notti finché Dio non lo visitò (Prot. Giac. I,4).

Gioacchino con i pastori – Giotto – Cappella degli Scrovegni 1303-1305 – Padova
Anna, rimasta a casa, si struggeva in duplice pianto; il suo gemito era: <!>> (Prot. Giac. II,1). Il Signore ascoltò la sua preghiera <> (Prot. Giac. IV, 1). Il vangelo dello Ps. Matteo, scritto in latino tra l’VIII e il IX secolo, descrive così lo stesso episodio: <<Le apparve improvvisamente l’Angelo del Signore: Non ti turbare, Anna - le disse - Dio ha deciso un germoglio per te. Ciò che nascerà da te formerà l’ammirazione di tutti i secoli fino alla fine>> (Ps.Mt. II,3). Nel Libro della Natività di Maria, redatto in latino tra l’VIII e il IX secolo, in epoca carolingia, l’angelo, che prima era apparso a Gioacchino, poi <<apparve ad Anna sua moglie e le disse: Non temere, Anna, nel pensare che sia un fantasma ciò che vedi. Sono l’Angelo che ha offerto le vostre elemosine al cospetto di Dio ed ora sono stato inviato da voi per annunciarvi che vi nascerà una bambina il cui nome sarà Maria e sarà benedetta più di tutte le donne. Questa fin dalla sua nascita sarà subito piena di grazia del Signore... si dedicherà al servizio del Signore non allontanandosi dal tempio... Non conoscerà mai uomo, ma lei sola, senza esempio precedente, libera da ogni macchia e corruzione, senza unione virile, darà alla luce, rimanendo vergine; un figlio darà alla luce... il Signore, il Salvatore del mondo...>> (Lib. Nat. di Maria IV,1).
Dal deserto Gioacchino, che aveva ricevuto un simile annuncio, tornò a casa pieno di grazia e, arrivato alla Porta Aurea di Gerusalemme, abbracciò Anna che gli era andata incontro (Ps.Mt.III,5; Lib. Nat. di Maria IV, 2). Per riconoscenza verso il Signore, Gioacchino e Anna consacrarono la nascitura a Dio, come aveva fatto Anna, la madre del profeta Samuele, in condizioni simili (1Sam.1,10-11; Vang. inf. Arm. II,3).

Il sommo sacerdote, sotto il baldacchino poggiato su quattro colonne, rifiuta i doni offertigli da Gioacchino
Chiesa di San Salvatore in Chora di Istanbul – Mosaico inizio XIV sec. – oggi museo: Kariye Müzesi; Museo di Chora
NASCITA DI MARIA
Il giorno seguente l’incontro con Anna, Gioacchino presentò le sue offerte nel Tempio dicendo: <<Ora so veramente che il mio espiatore, il Signore, mi ha purificato e perdonato ogni mia mancanza. Gioacchino discese giustificato dalla casa del Signore in casa sua>> (Prot. Giac.V,1). Il Libro della Natività di Maria, ci mostra i coniugi Gioacchino e Anna che offrono in adorazione il sacrificio al Signore (V,1); mentre il Vangelo dell’infanzia Armeno, trovato nella Biblioteca della Congregazione Armena Mechitarista di Venezia e fatto conoscere integralmente nel 1828 da padre Isaia Daietsi, e descrive le scene del sacrificio e riporta molti particolari dei dialoghi tra Gioacchino e il pontefice Eleazaro: <<Gioacchino poi, terminate le offerte, prese un agnello e... lo sacrificò sull’altare. Per prodigio inatteso, tutti videro una specie di latte bianco uscire dall’arteria al posto del sangue. A quella vista i sacerdoti e il popolo furono presi da stupore e meraviglia... Il pontefice Eleazaro disse a Gioacchino: <> Gioacchino rispose: <>. Il pontefice gli disse <> e aggiunse <>... Gioacchino in silenzio si diresse verso casa e raccontò alla sposa, Anna, i prodigi occorsi rendendo grazie a Dio…>> (Vang. inf. Arm.II, 5-6). La nascita di Maria, secondo il Vangelo dell’infanzia Armeno, così avvenne: <<...duecentodieci giorni, cioè sette mesi d’improvviso alla ora settima Anna diede alla luce la sua santa prole, il 21 del mese elul, corrispondente all’8 settembre...>> (Vang. Inf. Arm.II, 7)[1]. Il Vangelo della Natività di Maria racconta che Gioacchino ed Anna <<attendevano sicuri e contenti la promessa divina. Anna concepì e diede alla luce una figlia. I genitori le imposero il nome di Maria, conforme al comando dell’angelo>> (Vang. Nat. Maria V, 2). L’autore del Protovangelo scrive che: <<Compiuti i suoi sei mesi, come l’angelo aveva detto, nel settimo mese Anna diede alla luce. E domandò alla levatrice: <> Quella rispose: <> Allora Anna esclamò: <>; e la pose a giacere. Al termine dei giorni fissati, Anna si purificò, porse il seno alla bimba e la chiamò Maria>> (Prot. Giac. V,2).

La nascita di Maria - Chiesa di San Salvatore in Chora di Istanbul – Mosaico inizio XIV sec. – oggi museo: Kariye Müzesi; Museo di Chora
La Festa della Natività di Maria, insieme ad altre importanti celebrazioni mariane, è stata portata in Occidente dai monaci orientali, che in quel tempo emigrarono dalle regioni cadute sotto il dominio musulmano. Papa Sergio I (687-701), secondo la tradizione bizantina, rafforzò il culto mariano istituendo delle processioni durante le quattro feste mariane principali: la Purificazione (2 febbraio), l’Annunciazione (25 marzo), l’Assunzione (15 agosto) e la Natività (8 settembre). Le processioni a Roma muovevano dalla Curia Senatus, oggi chiesa di S. Adriano al Foro, per concludersi nella Basilica di Santa Maria Maggiore sull’Aventino (Lib. Pont. I, pag. 376).
Il cardinale Joseph Ratzinger, durante la solenne Massa pontificale tenuta a Loreto l’8 settembre 1991, in occasione della Festa della Natività di Maria, nell’omelia ha detto: <<Il giorno della Natività della Vergine Maria non è un compleanno come tanti altri. Celebrando il compleanno di una grande personalità della storia pensiamo ad una vita passata, pensiamo a cose passate, a fatti compiuti da tale personalità e all’eredità da essa lasciata. Pensiamo, in una parola, a cose di questo mondo. Con la Madre di Dio non è così. Maria non parla di se stessa. Dal primo momento della vita lei è totalmente trasparente per Dio, è come un’icona raggiante della bontà divina. Maria, con la totalità della sua persona, è un messaggio vivo di Dio per noi. Perciò Maria non appartiene al passato, Maria è contemporanea a noi tutti, a tutte le generazioni. Con la sua disponibilità alla volontà di Dio ha quasi trasferito, consegnato il tempo umano della sua propria vita nelle mani di Dio e, così, ha unito il tempo umano con il tempo divino. Con il suo presente permanente, perciò, Maria trascende la storia ed è presente sempre nella storia, presente con noi. Maria impersona il messaggio vivo di Dio>>.

Incontro di Gioacchino ed Anna alla Porta Aurea - Giotto – Cappella degli Scrovegni 1303-1305 – Padova
Diac. Dott. Sebastiano Mangano già Cultore di Letteratura Cristiana Antica nella Facoltà di Lettere dell’Università di Catania





















