
Una novità assoluta nel campo della drammaturgia contemporanea, una analisi, uno sguardo, attento alle continue evoluzioni sociali del nostro tempo e di un mondo sempre più disumano. L'attore, regista ed autore Paolo Toti Guagenti, per Rebetiko Produzioni, ha proposto lo scorso 16 maggio nello spazio di Scenario Pubblico di Catania, il suo nuovo e complesso lavoro “Damnatio Memoriae”, opera teatrale rock, secondo appuntamento della rassegna teatrale "Uno. Nessuno. Centomila INVISIBILI", sostenuta dal Ministero della Cultura (Progetti speciali teatro 2026), un Progetto che si sofferma sull’invisibilità come frutto dell’incomunicabilità, dando voce a storie, paure, tensioni dell’oggi tramite un linguaggio su diversi livelli ed oltre i confini del contemporaneo.
Nella messa in scena Paolo Toti Guagenti, autentico deus ex machina dell’intera operazione - autore anche di scene, costumi e visual art- riesce a mettere assieme in un atto unico di quasi due ore, teatro e musica prevalentemente rock dal vivo, coinvolgendo il pubblico in un mondo, in una dimensione ostile, fatta di assoluta incomunicabilità, di capovolgimento della realtà e di annullamento di ideali, di ideologie e soprattutto di ricordi e di sentimenti.
La rappresentazione corale fotografa in modo spietato l’attuale situazione della nostra società che si sta sempre più annientando tra guerre, stragi, disumanità ed incomunicabilità. Non c'è più spazio per le parole, per la poesia, per i sentimenti e quei pochi superstiti con qualche ideale o ideologia sono solo fantasmi, invisibili da individuare e cancellare.
Spettatori spiazzati e coinvolti, sin dall’inizio, nell'intrigante trama del testo: in un appartamento di un palazzo bombardato, in un futuro non bene identificato, si muovono tre personaggi sopravvissuti ad un attacco militare. I tre indossano dei cravattini arancioni, che spiegano la loro appartenenza ad uno dei due gruppi politici in lotta (identificati con cravattini porpora e cravattini arancioni). Il loro conflitto si è esacerbato nella strage avvenuta cinque giorni prima nella piazza principale del distretto est, luogo in cui si nascondono i tre protagonisti. La situazione è davvero tragica: le comunicazioni sono interrotte e qualcosa fa capire che qualcuno al potere voglia nascondere ciò che veramente sta accadendo.
In tale dimensione angosciante, non si leggono più libri, si sconoscono Foscolo, Ungaretti, Ghandi o Dio e tutti sono in contrapposizione, mentre un potere oscuro e malvagio, divide, massacra, fa il lavaggio del cervello, cancella i pochi ricordi di chi, nascosto ed impaurito in un angolo di una città, di un distretto, si lascia andare a qualche considerazione su come immaginava di vivere la propria vita.
Un lavoro ben strutturato ed amalgamato, che analizza e descrive l'umanità quasi smarrita dei tre sopravvissuti e l’ambiente che li circonda e che mette in evidenza un affiatato team di professionisti sia per la parte teatrale (con Maria Rita Sgarlato, Chiaraluce Fiorito e Santo Santonocito, tutti e tre abili e profondi nel tratteggiare il carattere, le paure, le manie dei tre sopravvissuti) che per quella musicale (Francesca Pulvirenti, con la sua poderosa voce e la band “I Color Indaco” con la loro eccellente esecuzione dal vivo). Di notevole valenza i monologhi teatrali dei tre sopravvissuti, con tanto di cravattino arancione e di un quarto personaggio che, nel finale, raccontandosi tra il pubblico, rivela il suo ruolo di Messaggero, ambiguo e misterioso, cercando di restituire un minimo di giustizia e comprensione ai protagonisti in scena ed all’intero racconto.
Oltre ai componenti della band, in scena uno schermo gigante, comodini, cassettiere, sedie, tv, cassetta degli attrezzi e cornici deformate in legno. Ed il tutto si alterna alla musica rock, ai musicisti organici al racconto, ai comunicati della televisione, ai rumori di passi ed agli spari. Alla fine prevalgono la perdita di ogni dimensione di vita, in un mondo ormai fuori rotta, oltre ad un fumo che annebbia sentimenti, obiettivi e speranze di perseguitati e persecutori, oppressi ed oppressori.
Spettacolo inedito, frizzante e giovane, costruito con un linguaggio ricercato, a tratti complesso, soffocante e che alla fine conquista meritatamente gli applausi del pubblico che ha mostrato di gradire l'innovativa operazione di opera rock teatrale. Un plauso poi al cast corposo- tra attori e musicisti- e all'autore multitasking, Paolo Toti Guagenti, che ha avuto il coraggio di raccontare la sua visione severa, angosciante del mondo e della società, facendo riflettere lo spettatore su cosa può provocare l’incomunicabilità, la manipolazione del pensiero, la cancellazione della memoria e la totale assenza di osservazione critica, di comprensione e di ascolto dell’altro.
Alcuni momenti dello spettacolo: i protagonisti (Francesca Pulvirenti, Maria Rita Sgarlato, Chiaraluce Fiorito e Santo Santonocito) e ringraziamenti finali - Foto Giacomo Orlando

























