Negli ultimi anni le coste italiane sono colpite da eventi meteo sempre più estremi con raffiche di vento e mareggiate così forti da superare facilmente le difese tradizionali. Secondo ISPRA, infatti, i cambiamenti climatici hanno portato ad un aumento della frequenza e dell'intensità dei fenomeni meteorologici estremi ed episodi come il ciclone Harry, che nel settore pesca ha causato più di 40 milioni di euro tra imbarcazioni affondate e infrastrutture danneggiate, non rappresentano più eventi isolati ma chiari segnali di una tendenza destinata a mettere in pericolo un numero sempre maggiore di imbarcazioni. Le burrasche che prima rimanevano in mare aperto, oggi entrano con violenza anche dentro le dighe dei porti, trasformando quelli che un tempo erano rifugi sicuri in veri e propri pericoli per le imbarcazioni.
Molti proprietari di barche sono ancora convinti che gli imponenti muri del porto bastino a proteggere il loro mezzo ignorando completamente che le onde capaci di infilarsi nel bacino generano una forza devastante in grado di rovinare gravemente gli scafi. La maggior parte dei danneggiamenti registrati in seguito alle tempeste è però dovuta a collisioni causate da cime di ormeggio strappate o da vecchi sistemi di ancoraggio alla banchina che non riescono più a sopportare le enormi energie sprigionate, lasciando la barca alla deriva e libera di colpire il molo o di scontrarsi con le imbarcazioni adiacenti.
Questi errori si verificano principalmente a causa della mancanza di un'adeguata preparazione e di competenze marinare. Per proteggere la propria barca, indipendentemente dalla sua dimensione, ed evitare danni che in 5 anni possono incidere per il 40% del valore è quindi fondamentale informarsi e capire quali sono le migliori cose da fare e non fare. Seares, che da anni lavora per garantire un ormeggio più sicuro e intelligente, ha raccolto i cinque sbagli da non fare mai per mettere davvero al sicuro il proprio scafo anche durante le mareggiate più forti.
- Sottovalutare il consumo invisibile delle cime: Le corde usate per legare la barca vengono rovinate ogni giorno dal sole dal sale e dal continuo sfregamento contro gli anelli di metallo. Questo consumo silenzioso e invisibile può dimezzare la forza delle cime in poche stagioni estive e per questo motivo è fondamentale controllarle spesso e cambiarle regolarmente, per evitare che si spezzino proprio nel momento in cui servono di più.
- Ignorare i continui scossoni causati dalle onde: Il movimento del mare che entra nei porti fa sbattere la barca in continuazione con piccoli e grandi strattoni che rovinano i materiali. Se le cime e gli ammortizzatori non sono abbastanza elastici tutta la forza delle onde si scarica in modo rigido sui punti di aggancio della barca, creando nel tempo delle piccole crepe che finiscono per danneggiare seriamente tutta la struttura.
- Tirare le corde nel modo sbagliato: Capire quanto tendere le cime è essenziale per non far soffrire la barca mentre è ferma in porto. Tirarle troppo significa bloccare la barca in modo innaturale facendole subire tutta la forza dell'onda fino a strappare via i pezzi di metallo dal ponte mentre lasciarle troppo lente fa prendere velocità allo scafo, facendolo sbattere con violenza contro la banchina. Serve quindi un sistema in grado di adattarsi in modo dinamico ai movimenti dell'acqua per mantenere sempre l'equilibrio perfetto.
- Usare ancora vecchie molle in metallo e gommoni consumati: Le molle di acciaio tradizionali si bloccano quando si tirano troppo dando uno strappo fortissimo alla cima mentre i vecchi ammortizzatori in gomma si deformano e si rompono facilmente sotto sforzo. La soluzione ideale è passare a tecnologie moderne e attive come gli smorzatori idraulici della linea Seadamp di Seares. Dispositivi elettronici capaci di assorbire in modo attivo e controllato l'energia del mare e di abbassare del 90% gli sforzi sull’intera linea di ormeggio, migliorandone così tenuta e durata.
- Lasciare la barca senza nessun tipo di controllo a distanza: Durante una forte tempesta invernale non sapere cosa sta succedendo alla propria barca impedisce di intervenire in tempo per salvarla da eventuali danni irreparabili. In un mondo dove tutto è connesso è importante usare dispositivi intelligenti come i sensori IoT di Seares pensati proprio per controllare di continuo quanto sono tirate le cime e per mandare un allarme immediato sul telefono del proprietario se la situazione diventa pericolosa.
"Le mareggiate di oggi sono diventate così violente e imprevedibili che continuare ad affidarsi ai vecchi metodi per legare la barca in porto rappresenta un rischio troppo grande, per questo motivo consiglio a tutti gli armatori di mettere in atto un'adeguata prevenzione e di rivedere le proprie abitudini di ormeggio, solo in questo modo ci possiamo proteggere davvero” afferma Giorgio Cucè, CEO di seares.
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Seares: PMI innovativa che progetta e produce sistemi avanzati di ormeggio e dispositivi idraulici per la stabilizzazione di imbarcazioni e strutture galleggianti. Fondata nel 2018 a Livorno, l'azienda sviluppa ammortizzatori idraulici di nuova generazione, con sistemi di monitoraggio in tempo reale e recupero di energia dal moto ondoso. Con 13 brevetti internazionali, oltre 1.200 dispositivi installati e 3,5 milioni di euro raccolti da investitori, Seares opera nei settori della nautica leisure e superyacht, dei porti turistici e delle applicazioni industriali e offshore, con installazioni in Italia, nel Mediterraneo e nel nord Europa. La missione dell'azienda è rendere le infrastrutture marittime più sicure, intelligenti e sostenibili. Tra i clienti si annoverano: Yacht Club de Monaco, Marina di Pisa, Marina Cala dei Sardi, Agroittica, SNAM, Autorità del Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale e molti altri.





















