Il cinema krimi tedesco, uno dei filoni più popolari e meno esplorati in Italia del noir europeo tra anni Cinquanta e Settanta, affonda le sue radici in una storia più ampia e poco conosciuta, che passa anche dalla Sicilia. È questa la prospettiva proposta dal nuovo libro dello storico e critico del cinema Antonio La Torre Giordano: Cinema krimi tedesco. Da Edgar Wallace al dottor Mabuse (1959-1972), in uscita in questi giorni per Edizioni Falsopiano.
Già negli anni Dieci del Novecento, Palermo si fa uno dei primi laboratori del giallo cinematografico europeo. Il regista e produttore Raffaello Lucarelli, formatosi sui set parigini dei serial noir prodotti da Pathé e Gaumont – da Fantômas a Nick Carter – introduce in città un modello narrativo fondato su mistero, crimine e suspense.
Film girati a Palermo come Liquor somniferus e Il silenzio del cuore (1914), così come Le confessioni di una donna (1928), rappresentano una precoce traduzione italiana di quel linguaggio, contribuendo a definire un immaginario destinato a circolare e trasformarsi nel contesto europeo. È all’interno di questa circolazione di forme, modelli e atmosfere che, nei decenni successivi, si svilupperanno anche le esperienze del noir francese e, più tardi, del krimi tedesco.
«Il ritrovamento di pellicole considerate perdute e le ricerche condotte nelle cineteche europee mi hanno permesso di riportare alla luce una stagione dimenticata: Palermo non fu solo un set, ma un vero centro produttivo del giallo muto, capace di dialogare con i modelli francesi e di anticipare sviluppi che avrebbero attraversato il cinema europeo», afferma La Torre Giordano
Già attivo in iniziative sul cinema europeo promosse dal MIC-Ministero della Cultura e già autore di ricerche sul cinema tedesco degli anni dell’espressionismo, La Torre Giordano inserisce il krimi in una più ampia traiettoria storica che collega il protogiallo italiano, il noir francese e la successiva produzione della Germania Ovest tra il 1959 e il 1972.
Il cosiddetto “krimi” – sviluppatosi soprattutto a partire dagli adattamenti dei romanzi di Edgar Wallace – è un ciclo produttivo caratterizzato dal racconto giallo con ambientazioni urbane notturne e atmosfere sospese tra poliziesco e gotico. Un cinema europeo seriale e fortemente riconoscibile, capace di grande successo popolare in Germania e di influenzare, direttamente o indirettamente, anche alcune declinazioni del giallo italiano tra anni Sessanta e Settanta, con echi nell’immaginario di autori come Mario Bava e Dario Argento.
Tra gli interpreti più ricorrenti di questo filone figurano Joachim Fuchsberger, Eddi Arent, Karin Dor e Klaus Kinski, quest’ultimo successivamente attivo anche in Italia e nel western all’italiana, contribuendo a quella stagione cinematografica internazionale che troverà in Sergio Leone uno dei suoi massimi esponenti.
In Italia il fenomeno ebbe una circolazione precoce: uno dei primi film krimi proiettati a Palermo risulta La maschera che uccide (1959), programmato al Cinema Olimpia del capoluogo siciliano il 19 ottobre 1960, segno della rapidità con cui questo immaginario europeo entrò anche nel circuito cinematografico regionale e nazionale.
Tra questi elementi ricorrenti, la figura del Dottor Mabuse riveste un valore emblematico, incarnando un potere criminale manipolatorio che - dal cinema espressionista in poi - continua a riflettere le inquietudini della modernità e le derive di alcune leadership mondiali.
Già in epoca contemporanea, Palermo è stata spesso definita come una delle capitali culturali del Mediterraneo, in virtù della sua stratificazione storica e delle sue molteplici contaminazioni culturali. Una definizione che, alla luce delle ricerche sul cinema delle origini, può essere riletta anche in chiave cinematografica; la città fu infatti, sin dagli albori del Novecento, uno dei primi centri di elaborazione del linguaggio del giallo e del mistero sullo schermo.
In questa prospettiva, il krimi non appare come un fenomeno isolato, ma come l’esito di una lunga evoluzione culturale transnazionale. Un percorso che sembra riecheggiare, in chiave simbolica, l’intuizione di Goethe, che durante il suo soggiorno a Palermo nell’aprile del 1787 individuò nella Sicilia «la chiave di tutto»: una suggestione che oggi sembra estendersi anche alla comprensione delle origini del noir europeo.
Il volume sarà presentato in diversi contesti nazionali, tra cui il Fantafestival di Roma, e sarà disponibile in libreria e online a partire da giugno 2026.





















