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Gerusalemme e i luoghi della Dormitio Mariae

2026-08-12 08:00

Redazione

Cultura, Mondo Cattolico,

Gerusalemme e i luoghi della Dormitio Mariae

La particolare  situazione di guerra in cui oggi vive la Terra Santa, mi ma indotto a proporre questo ricordo, che anni orsono ho vissuto insieme ad a

La particolare  situazione di guerra in cui oggi vive la Terra Santa, mi ma indotto a proporre questo ricordo, che anni orsono ho vissuto insieme ad amici.

 

I luoghi in cui è legata la tradizione della Dormitio Mariae a Gerusalemme sono due: la Basilica della Dormitio, che sorge sul Monte Sion, fuori le mura della Città Vecchia, e che è considerata il luogo dove visse Maria gli ultimi giorni della sua vita terrena e la tomba nella vuota Chiesa dell’Assunzione situata nella Valle di del Cedron alle pendici sul Monte degli Ulivi, vicino al Getsmani, che custodisce il sepolcro vuoto dove il corpo di Maria sarebbe stato deposto dagli Apostoli. Da questo luogo, secondo il dogma cattolico proclamato nell’Anno Santo, l’1 novembre 1950, da papa Pio XII.

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Di seguito  riporto il racconto che attraverso la descrizione apocrifa[1] i vari momenti della Dormitio. 

Conosceremo dal racconto di san Giovanni teologo ed evangelista come la Santa Teothokos ha lasciato questa terra per essere assunta anima e corpo alla gloria del cielo [2]:

 

La DORMIZIONE DELLA VERGINE MARIA NELLA LETTERATURA APOCRIFA

 

Il dies natalis  al cielo della Vergine Maria comincia ad essere celebrata sin dal V sec. Secondo alcuni studiosi, la letteratura apocrifa che, in prospettive diverse, racconta la morte di Maria, la deposizione del suo corpo ai piedi dell’albero della vita e il suo trasferimento al cielo, che sarebbero posteriori a questa festa. Padre Bellarmino Bagatti OFM (+1990), il grande archeologo di Terra Santa, che mi onorava della sua amicizia, era del parere che questi scritti fossero anteriori alla festa, facendoli risalire addirittura al II o al III sec. Egli ritenne anche probabile che ci sia stata una venerazione antichissima della tomba della Vergine a Gerusalemme da parte dei giudeo-cristiani.

 

Il teologo filologo tedesco Konstantin von Tischendorf (18151874), nel suo volume sulle apocalissi apocrife del 1866, introducendo i testi concernenti il Transito della Vergine Maria, scriveva: <<Ci resta ora da spiegare quegli scritti che riguardano l’esodo di Maria. Desta meraviglia che non sia stata edita l’opera greca che ebbe così tanto influsso nello sviluppare e propagandare  le tradizioni mariane e fu tradotto in varie lingue dell’Oriente e dell’Occidente. Da alcuni fu trascurata per non dare l’impressione  di prestare fede alle stravaganze degli apocrifi, da altri per non mettere in dubbio quanto da tempo fa parte delle credenze dei pii cultori di Maria. Ma sia gli uni che gli altri sbagliarono: gli uni perché si ritrassero dall’instancabile ricerca della verità, gli altri perché circoscrissero con presupposti dogmatici, lo studio della storia>>[3].

 

Conosceremo dal racconto di Giovanni teologo ed evangelista come la Santa Teothokos, la Madre  di Dio,  ha lasciato questa terra per essere assunta anima e corpo alla gloria del cielo[4]:

 

<< [1]  Annunzio della morte. Al di là di ogni parola e al di sopra di ogni pensiero, grandi e mirabili sono i misteri della sempre vergine Maria vera madre del nostro vero Dio e salvatore Gesù Cristo: il verginale concepimento, la generazione senza corruzione, Dio che si incarna in lei e da lei nasce nella forma umana e soprattutto il glorioso e mirabile mistero della sua dormizione.

 

[2] Quando Maria seppe dal Signore che stava per uscire dal corpo, il grande angelo andò da lei e le disse: "Maria, alzati, prendi questa palma datami da colui che ha piantato il paradiso e dalla agli apostoli affinché la portino cantando inni davanti a te; di qui a tre giorni, infatti, deporrai il corpo. Ecco ch'io invierò da te tutti gli apostoli e non ti lasceranno più fino a quando non ti avranno trasportata nel luogo ove tu sarai nella gloria"

 

[3] Maria gli rispose: "Perché mi hai portato soltanto questa palma e non una per ogni apostolo? Temo che s'io la darò a uno gli altri mormoreranno. Che cosa vuoi ch'io ne faccia? Qual è il tuo nome affinché se mi interrogheranno lo possa comunicare loro?". L'angelo le rispose: "Perché domandi il mio nome? E' meraviglioso e tu non puoi udirlo. Ma allorché risalirò, te lo comunicherò e così lo potrai comunicare segretamente agli apostoli, i quali l'annunzieranno agli uomini e conosceranno il potere della mia autorità. Non inquietarti per la palma, giacché essa sarà strumento di molti prodigi e metterà alla prova tutti gli uomini di Gerusalemme; sarà manifestata a colui che crede e sarà nascosta a colui che non crede. Va' dunque sul monte e là tu conoscerai il mio nome, giacché io non lo dico in mezzo a Gerusalemme per tema che non ne sia interamente distrutta: tu l'udrai sul monte degli Ulivi, ma, come ti dirò, non (sic!) lo potrai dire agli apostoli essendo giunta l'ora di deporre il tuo corpo".

 

 [4] Visita di Gesù. Maria allora se ne andò sul Monte degli Ulivi: la precedeva la luce dell'angelo e reggeva nella sua mano la palma. Appena giunse sul monte esso trasalì con tutti gli alberi che vi si trovavano: essi inchinarono le cime e adorarono la palma in mano di Maria.

 

[5] A questa vista Maria pensò che fosse Gesù e domandò: "Signore, non sei tu, forse, il mio Signore?". L'angelo le rispose: "Nessuno può compiere prodigi se non il Signore della gloria. Come il Padre mi ha mandato per la salvezza degli uomini e per convertire quelli che egli mi ha segnalato... Non solo trasporto alberi, ma trasporto pure gli uomini che si umiliano davanti a Dio e li guido nel luogo dei giusti allorché escono dal loro corpo. Anche tu uscirai dal corpo e nel quarto giorno io verrò dal tuo corpo. Sia tu sia tutti coloro che osservano i comandamenti di Dio li conduco nel paradiso di delizie poiché sulla terra si sono conservati puri".

 

[6] Maria domandò all'angelo: "In qual modo vieni da essi e chi sono quelli che trasferisci? Si distinguono forse da se stessi offrendo sacrifici dal gradito odore, e così li raggiungi, oppure sono i giusti e gli eletti, o ancora, quando sei mandato, vieni da coloro che pregano e invocano il tuo nome? Parlami di questo affinché anch'io faccia così e poi verrai a trasferirmi".

 

[7] L'angelo le dice: "Che cosa hai, madre? Quando sarò inviato da te non verrò solo, ma con tutti gli eserciti celesti che canteranno inni davanti a te. Ora sono stato inviato da te per renderti edotta e tu poi trasmetta agli apostoli in segreto. Ecco, tu vuoi sapere che cosa fare: quando fui inviato da te, mentre partivo, ricevetti dal Padre una preghiera che ora ti dico affinché tu la reciti quando uscirai dal corpo, al sorgere del sole; è così infatti che bisogna recitarla. Quanto ti dico comunicalo agli apostoli giacché verranno anch'essi. Nessun amico del mondo, quanti amano il mondo, può recitare questa preghiera".

 

[8] L'angelo domandò poi a Maria di trasmettere questa preghiera agli apostoli. "Verranno, infatti, da te come ti dissi, e canteranno inni davanti a te ed eseguiranno i tuoi funerali. Prendi dunque questa palma". Quando Maria ricevette la palma, l'angelo divenne tutto come luce e salì nei cieli.

 

[9] Maria se ne ritornò a casa, e subito la casa tremò a motivo della gloria della palma che teneva in mano. Dopo questo tremito, Maria andò nella sua camera segreta e depose la palma su di un lenzuolo. Si tolse gli abiti, prese dell'acqua, si lavò il corpo e indossò altri vestiti con preghiere di ringraziamento. Disse:

 

[10] "Ti benedico, segno celeste apparso sulla terra prima di scegliermi e di abitare in me. Benedico te e i miei congiunti, che mi hanno accolto, quelli che sono venuti invisibilmente prima di te per introdurti.

 

Ti benedico perché nella tua forza mi hai misurata per formare le membra del tuo corpo e mi hai trovata degna del bacio della tua camera nuziale, come mi avevi promesso.

 

Ti benedico per essere trovata degna della perfetta eucaristia e per partecipare all'offerta del tuo gradito odore e cioè la risorsa di tutte le nazioni.

 

[11] Ti benedico affinché mi dia il vestito che mi hai promesso, dicendo che per mezzo suo sarò contraddistinta da tutti i miei parenti e mi farai condurre al settimo cielo per essere trovata degna della soavità perfetta con tutti coloro che credono in te e tu li riunisca nel tuo regno: giacché sei nascosto tra coloro che sono nascosti, vedi coloro che non sono visti. Tu sei la stirpe nascosta e tu sei il pléroma, tu sei il pléroma, io te prima di tutto ho partorito nel dolore e tutti coloro che confidano in te.

 

[12] Ascolta la preghiera di tua madre che grida verso di te! Asseconda la mia voce e manda su di me la tua benedizione e nessuna autorità venga da me nell'ora in cui uscirò dal mio corpo, porta invece a compimento quanto mi hai detto allorché piansi davanti a te, dicendo: "Fa' ch'io scansi le autorità che vengono sulla mia anima!". Mi hai promesso: "Non piangere, Maria mia madre! Da te non verranno né gli angeli né gli arcangeli né i cherubini né i serafini né alcun'altra autorità, bensì io stesso verrò presso la tua anima". Or dunque è giunto il dolore per colei che partorisce. Benedico te e i tre ministri che tu hai mandato per il ministero delle tre vie. Benedico te e la luce eterna nella quale tu dimori. Benedico tutta la piantagione delle tue mani che dura in eterno. Santo, santo, colui che riposa tra i santi. Ascolta la voce della mia supplica!".

 

[13] Visita dei parenti. Dette queste cose, Maria uscì dopo avere detto alla domestica di casa sua: "Va' a chiamare i miei parenti e quanti mi conoscono e dì loro: "Maria vi chiama"" La domestica partì e li chiamò come le era stato ordinato.

 

Quando giunsero, Maria disse: "Padri e fratelli, aiutiamoci per mezzo di opere buone e della fede nel Dio vivo. Domani, infatti, uscirò dal corpo e andrò al mio riposo eterno. Alzatevi, dunque, e abbiate una grande umanità verso di me. Non vi chiedo né oro né argento poiché tutte queste cose sono vane e corruttibili, ma vi chiedo soltanto di avere umanità verso di me osservando quanto vi dico e restando con me questi due giorni e queste due notti. Ognuno di voi prenda una bella lucerna, e non lasciatela spegnere per questi tre giorni affinché io possa dirvi gli ultimi miei desideri prima di allontanarmi da questo luogo". E tutti fecero come aveva ordinato Maria.

 

[14] La notizia si diffuse a tutti i suoi conoscenti e amici, e Maria chiamò tutti i suoi vicini e disse loro: "Alzatevi e preghiamo". Dopo la preghiera si sedettero discorrendo tra di loro delle grandezze di Dio e dei segni e prodigi fatti da Dio per mezzo di sua madre.

 

[15] Arrivo di Giovanni. Mentre Maria pregava e diceva "così sia", improvvisamente, per mezzo di una nube, giunse l'apostolo Giovanni; bussò alla porta di Maria, aprì ed entrò.

 

Quando Maria lo vide ne ebbe lo spirito turbato: scoppiò in singhiozzi e non ebbe la forza di trattenere le lacrime né di tacere per il grande dolore. Con voce forte, esclamò: "Padre Giovanni, ricordati le parole del Maestro, quanto ti ha chiesto a mio riguardo il giorno nel quale ci lasciò e io piangevo, dicendo: "Tu te ne vai; a chi mi lasci e presso chi abiterò?". Tu eri lì e hai udito che mi rispose: "E' Giovanni colui che veglierà su di te!". Dunque, padre Giovanni, non dimenticare gli ordini che hai ricevuto a mio riguardo. Ricorda che ti ha amato più degli altri. Ricorda che a te soltanto ha detto il mistero allorché eri appoggiato sul suo petto e nessuno lo conobbe a eccezione di te e di me: tu perché vergine eletto, io perché non volle che mi rattristassi e gli sono vicino. Allora gli domandai: "Dimmi quel che hai detto a Giovanni", ed egli ti disse di comunicarmelo. Or dunque, padre Giovanni, non mi abbandonare".

 

[16] Ciò detto, Maria pianse con voce dolce e serena. Giovanni non resistette; il suo spirito ne fu scosso e non trovò che cosa dirle. Non sapeva ancora che ella stava per uscire dal corpo. Allora Giovanni esclamò a gran voce: "Maria, sorella mia, divenuta madre dei dodici rami, che cosa mi consigli di fare per te? Ti ho lasciato il mio ministro affinché ti preparasse il vitto; vorresti forse ch'io trasgredissi l'ordine datoci dal mio Signore, dicendo: "Percorrete tutto il mondo fino a che sia eliminato il peccato del mondo?". Or dimmi, Maria, che cosa ti manca?".

 

[17] Ella gli rispose: "Padre Giovanni, non chiedo nessuna delle cose di questo mondo, che anzi dopodomani uscirò dal corpo. Padre Giovanni, usami umanità, proteggi il mio corpo, deponilo in una tomba e custodiscimi con i tuoi fratelli, gli apostoli, a motivo dei sommi sacerdoti. Con le mie orecchie, infatti, li udii che dicevano: “Se troveremo il suo corpo lo daremo alle fiamme, poiché da lei venne quell'ingannatore”.

 

[18] Quando Giovanni l'udì affermare: "Uscirò dal mio corpo", si gettò piangendo ai suoi piedi e disse: "Signore, chi siamo noi che ci addossi queste infermità? Non abbiamo ancora dimenticato le prime e già ne dobbiamo sopportare un'altra. Perché non sono io a uscire dal corpo, e tu, Maria, colei che mi veglia?".

 

[19] Udendo ciò e vedendo piangere Giovanni, Maria pregò i presenti di tacere e, preso Giovanni in disparte, gli disse: "Padre Giovanni, abbi pazienza verso di me, (trattieni) un istante le tue lacrime, affinché ti possa dire quanto l'angelo mi ha comunicato". Giovanni allora si asciugò le lacrime e Maria gli disse: "Esci con me e dì alla folla di salmodiare". Mentre quelli salmodiavano, lei introdusse Giovanni nella sua camera e gli disse la preghiera che le era stata data dall'angelo.

 

[20] Estrasse una cassetta nella quale c'era un foglio e disse: "Padre Giovanni, prendi questo libro nel quale c'era il mistero. Quando avevo cinque anni, il Maestro mi fece conoscere tutte le cose del creato e pose in esso anche voi dodici". Gli mostrò i suoi abiti funebri e tutta la preparazione della sua dimora, dicendo: "Padre Giovanni, tu sai tutto quello che ho in questa grande casa: nulla all'infuori degli abiti funebri e due tuniche. Qui vi sono due vedove; quando sarò uscita dal corpo, ne darai una a ognuna".

 

[21] Poi lo condusse nel luogo ove si trovava la palma consegnatale dall'angelo affinché fosse portata dagli apostoli; e gli disse: "Padre Giovanni, prendi questa palma; così la porterete davanti a me. Mi è stata data per questo". Giovanni le disse: "Madre e sorella mia Maria, da solo non la posso prendere, data l'assenza degli apostoli; affinché quando giungeranno non vi siano tra noi mormorazioni e dispute. Ce n'è uno più grande di me, che è stato posto al di sopra di noi. Quando saremo riuniti, ci sarà manifestata la benevolenza del nostro salvatore".

 

[22] Arrivo di tutti gli apostoli. Dopo uscirono ambedue. Mentre stavano lasciando la camera, s'udì un tuono improvviso che scosse quelli che si trovavano in quel luogo. Dopo il boato del tuono ecco apparire improvvisamente gli apostoli trasportati da una nube dalle estremità della terra davanti alla porta di Maria: erano undici assisi sulle nubi. Il primo era Pietro, il secondo Paolo anch'egli su di una nube essendo stato annoverato nel numero degli apostoli; si era appena convertito alla fede in Dio. Dopo di essi, gli altri apostoli si incontrarono sulle nubi e furono trasportati davanti alla porta di Maria. Si salutarono e si guardarono stupiti domandandosi come mai si trovassero improvvisamente riuniti.

 

[23] Pietro rispose: "Fratelli, preghiamo Dio che ci ha radunati, tanto più che tra noi si trova Paolo, gioia dell'anima nostra. Veramente, fratelli, ha avuto compimento la scrittura del profeta e la parola di colui che dice: "Nulla di più dolce e di più bello per dei fratelli che abitare insieme!"".

Paolo disse a Pietro: "Hai trovato una testimonianza indovinata, giacché io ero separato da voi e ora sono congiunto al gruppo degli apostoli".

 

Pietro allora domandò di fare una preghiera e gli apostoli risposero: "Sì, preghiamo per conoscere il motivo per cui Dio ci ha radunato". Si onoravano gli uni gli altri per fare la preghiera; poi dissero a Pietro: "Padre Pietro, tu sei stato posto al di sopra di noi, più che a noi spetta dunque a te fare la preghiera". Pietro rispose: "Il Dio e Padre nostro e il Signore nostro Gesù Cristo vi glorifichi come voi avete glorificato la mia carica. Beneditemi in questo, se così vi piace".

 

[24] Pietro allora stese le mani e disse: "Padrone, Dio assiso sul carro dei cherubini, assiso sulle altezze tu contempli gli abissi, abiti una luce inaccessibile nel riposo eterno, mistero nascosto nel quale è stata rivelata la croce salvifica, per questo noi innalziamo le mani in forma di croce per ricevere il riposo con l'approfondita conoscenza della croce. Tu, infatti, sei il riposo delle membra stanche, tu poni fine ai travagli, tu sei colui che rivela tesori nascosti, tu hai radicato in noi la tua bontà. Qual dio è misericordioso come te, Padre? Tu non distogli da noi la tua filantropia. Chi mai è benevolo come te, chi è misericordioso come il tuo Padre che ha salvato dal male quanti credono in lui?

 

[25] Il tuo volere ha vinto ogni cupidigia, la fede che viene da te ha spezzato la menzogna, la tua bellezza ha vinto la seduzione, la tua umiltà ha abbattuto l'orgoglio, tu sei colui che vive e ha trionfato sulla morte, tu nostro riposo hai sradicato la morte, tu sei la gloria della misericordia, gloria inviata dallo Spirito del vero Padre.  Emmanuel, maranathà, ora e nei secoli dei secoli. Amen".

 

[26] Finito di pronunciare l'amen, Pietro e Andrea si abbracciarono. Giovanni che era in mezzo a loro disse: "Beneditemi tutti". E tutti lo abbracciarono, ognuno secondo il suo ordine.

Dopo l'abbraccio, Pietro e Andrea dissero: "Giovanni, prediletto del Signore, come sei arrivato e da quanti giorni sei qui?".

Giovanni rispose: "Ascoltate ciò che mi è capitato. Mentre mi trovavo nella città di Sardi con diciotto discepoli che credono nel Signore salvatore, fui tolto di mezzo a loro su di una nube; era l'ora nona: una nube discese sul luogo ove ci trovavamo, mi tolse via e mi portò qui. Bussai alla porta, mi aprirono e trovai una folla numerosa riunita attorno a Maria, madre nostra, la quale diceva: "Sto per uscire dal corpo". Non potei trattenermi in mezzo alla folla che l'attorniava, e il mio singhiozzo divenne pesante.

 

[27] Ora, fratelli miei, entrando nel giorno seguente, non piangete affinché lei non sia turbata: è questo che il nostro Maestro mi manifestò allorché, durante la cena, mi appoggiai sul suo petto; per tema che, vedendoci piangere, la folla che la circonda esiti in cuor suo e dica: "Anch'essi hanno paura della morte!". Facciamoci piuttosto coraggio con le parole del Diletto".

 

[28] Gli apostoli entrarono poi in casa di Maria e dissero a una voce: "Maria, nostra sorella, madre di tutti i salvati, la grazia del Signore sia con te!". Vedendoli tutti, Maria fu ripiena di gioia ed esclamò: "La grazia sia anche con voi! E come siete giunti qui tutti insieme? Vi vedo, infatti, tutti riuniti".

Ed essi raccontarono come fossero stati riuniti da tutte le regioni; e ognuno disse la regione dalla quale era stato trasportato. Poi si abbracciarono da Pietro fino a Paolo, dicendo: "Il Signore ti benedica, egli che salva tutti!".

 

[29] Maria allora esultò nello spirito e disse: "Benedico te che sovrasti ogni benedizione, benedico le dimore della tua gloria, benedico il grande cherubino della luce, divenuto tuo soggiorno nel mio seno, benedico tutte le opere delle tue mani obbedienti in piena sottomissione, benedico il tuo amore con il quale ci hai amato, benedico le parole di vita che procedono dalla tua bocca dateci nella verità. Credo, infatti, che tutto quanto mi hai detto si avvererà. Mi hai detto: "Quando uscirai dal corpo, manderò tutti gli apostoli da te"; ed ecco che si sono radunati e io sono in mezzo a loro come una vite fruttifera come nel tempo in cui ero con te e tu eri come una vite in mezzo ai tuoi angeli incatenando ogni attività del nemico. Ti benedico con tutta l'energia perché quanto mi hai detto si è avverato. Hai detto, infatti: "Quando uscirai dal corpo vedrai me con gli apostoli"; ed ecco, Signore, che si sono radunati insieme".

 

[30] Così dicendo, Maria chiamò Pietro e tutti gli apostoli, li introdusse in camera sua e fece loro vedere i suoi abiti funebri. Dopo, uscì e si sedette in mezzo a loro e accese le lucerne che non si lasciarono più spegnere, come aveva ordinato loro Maria.

Vigilia nell'attesa della morte. Nel secondo giorno, dopo il tramonto del sole, nella notte tra il secondo e il terzo giorno, Pietro disse agli apostoli: "Fratelli, chi ha parole istruttive, parli pure per tutta la notte fino al sorgere del sole, esortando le folle". Gli apostoli gli risposero: "Chi più saggio di te? Noi siamo felici di ascoltare la tua istruzione".

 

[31] Pietro allora iniziò a parlare: "Fratelli, e voi tutti che siete entrati in questo luogo in quest'ora, per umanità verso la nostra madre Maria, voi che accendete le lucerne col fuoco di questa terra visibile, avete compiuto un buon ministero. Anch'io voglio che ogni vergine prenda la sua lucerna nel firmamento immateriale del cielo; questa è la lucerna a tre stoppini dell'uomo interiore: il nostro corpo, la mente, lo spirito. Se questi tre brillano di vero fuoco, di quello per il quale combattete, non vi vergognerete quando entrerete alle nozze e vi riposerete con lo sposo. Così appunto è della nostra madre Maria. La luce della sua lucerna riempì l'ecumene e non si spegnerà fino alla consunzione del secolo, affinché tutti coloro che vogliono prendano fiducia da lei e riceviate anche la benedizione del riposo. Or dunque, fratelli, lottate sapendo che non restiamo quaggiù per sempre".

 

[32] Morte di Maria. Mentre Pietro parlava e confortava le folle, giunse l'aurora e spuntò il sole. Maria si alzò, uscì fuori, recitò la preghiera che le aveva dato l'angelo, e dopo la preghiera si stese sul suo letto e portò a compimento la sua economia. Pietro si sedette presso il capo di lei, Giovanni ai piedi e gli altri in circolo attorno al suo capezzale.

 

[33] Verso l'ora terza del giorno, avvenne un gran tuono e si diffuse un gradevole profumo tanto che per la profusione del profumo tutti furono presi dal sonno, a eccezione soltanto delle tre vergini. Le fece vegliare affinché testimoniassero sulla cura delle esequie di Maria madre del Signore e sulla gloria di lei.

Ed ecco che improvvisamente si presentò sulle nuvole il Signore Gesù con una innumerevole moltitudine di angeli santi: entrò con Michele e Gabriele nella camera ove era Maria, mentre gli angeli inneggiavano standosene fuori della camera. Quando il Salvatore entrò, trovò gli apostoli attorno a Maria e li salutò.

 

[34] Maria allora aprì la bocca e benedisse, dicendo: "Ti benedico perché hai compiuto ciò che mi avevi promesso e non hai rattristato il mio spirito. Tu mi avevi promesso che non avresti permesso che gli angeli venissero presso l'anima mia, e che saresti venuto tu da lei; ed ecco che mi accade, Signore, secondo la tua parola. Chi sono io, misera, per essere giudicata degna di una tale gloria?". Così dicendo portò a compimento la sua economia con il volto sorridente rivolto verso il Signore.

 

[35] Il Signore la abbracciò, prese la sua anima santa, la pose tra le mani di Michele, l'avvolse in pelli delle quali è impossibile manifestare la gloria. Noi apostoli abbiamo visto l'anima di Maria affidata alle mani di Michele in una perfetta forma umana, a eccezione dei tratti di femmina o di maschio, senza altro all'infuori della somiglianza di ogni corpo, e uno splendore sette volte più grande.

 

[36] Il Salvatore disse a Pietro: "Proteggi accuratamente il corpo di Maria, mia dimora, ed esci dalla sinistra della città, troverai un sepolcro, deponivi il corpo e aspettate fino a quando vi parlerò". Quando il Salvatore disse questo, il corpo di Maria esclamò: "Ricordati di me, re della gloria; ricordati che sono una tua creatura, ricordati che ho custodito il tesoro affidatomi".

Allora il Signore disse al corpo: "Non ti abbandonerò, mia perla, tesoro inviolato! No, mai abbandonerò il tesoro sigillato fino a quando sarà ricercato". Ciò detto, improvvisamente, se ne andò in alto.

 

[37] La sepoltura. Pietro, Giovanni, gli altri apostoli e le tre vergini presero cura del corpo di Maria: lo posero su di un lettuccio e poi svegliarono gli altri. Pietro prese la palma e disse a Giovanni: "Tu sei vergine, Giovanni, e spetta a te cantare davanti al lettuccio e tenerla". Giovanni gli rispose: "Tu sei il nostro padre e il nostro vescovo, spetta a te precedere il lettuccio fino a quando giungeremo al luogo". Pietro rispose: "Affinché nessuno di noi abbia a rattristarsi, coroniamone il lettuccio". Gli apostoli s'alzarono e si caricarono il lettuccio di Maria; Pietro disse l'inno: "Israele uscì dall'Egitto, alleluia".

 

[38] Il Salvatore e gli angeli erano sulle nubi a una certa distanza davanti al lettuccio inneggiando invisibili: si udiva soltanto la voce di una grande moltitudine, tanto che uscì fuori tutta Gerusalemme. Quando i sommi sacerdoti udirono il frastuono e la voce degli inni ne furono turbati e dissero: "Che è questo frastuono?". Qualcuno rispose: "Maria uscì dal corpo e gli apostoli cantano inni intorno a lei". E subito Satana entrò in essi dicendo: "Alziamoci e usciamo. Uccidiamo gli apostoli e bruciamo il corpo che portò quel seduttore". Subito si alzarono e uscirono subito con armi e mezzi difensivi per uccidere gli apostoli.

 

[39] Gli angeli invisibili li colpirono subito di cecità e spezzarono loro la testa contro le mura poiché non potevano più vedere dove andavano, eccetto uno solo, il sommo sacerdote. Costui era uscito per vedere ciò che accadeva; si avvicinò agli apostoli e allorché li vide portare il lettuccio incoronato cantando inni, restò pieno di collera e disse: "Ecco quanta gloria riceve oggi la dimora di colui che ha spogliato la nostra stirpe!". E pieno di collera si diresse verso il lettuccio con l'intenzione di rovesciarlo; lo toccò nel punto ove si trovava la palma: subito le sue mani si incollarono al lettuccio, furono troncate ai gomiti e rimasero sospese al lettuccio.

 

[40] L'uomo pianse e supplicò gli apostoli, dicendo: "Non mi abbandonate in questa sventura! Ricordati di mio padre, Pietro, quando la portiera ti parlò, dicendo: "Anche tu sei un discepolo di quest'uomo". Ricorda come e in qual modo ti interrogai". Pietro rispose: "Il soccorrerti non è in mio potere né in potere di alcuno di costoro. Credi dunque che Gesù è il Figlio di Dio, colui contro il quale vi siete levati, colui che avete preso e messo a morte: allora questa lezione cesserà".

 

[41] Iefonia rispose: "Non è che noi non abbiamo creduto! Sì, in verità sappiamo che egli è il Figlio di Dio. Ma che cosa dovevamo fare quando l'amore del denaro aveva ottenebrato i nostri occhi? I nostri padri prima di morire ci chiamarono e ci dissero: "Figli, Dio vi ha scelto fra tutte le tribù per reggere questo popolo, percepire le elemosine e le primizie. Vigilate affinché questo luogo non diventi ricco e voi non siate nell'abbondanza; non scatenate la collera di Dio, date invece ai poveri e agli orfani quello che a voi sopravanza". Ma noi vedendo che il luogo godeva di una grande abbondanza, abbiamo dimenticato nel tempio le tavole dei venditori e dei compratori. Il Figlio di David entrando nel santuario scacciò tutti, dicendo: "Non fate della casa di mio Padre una casa di commercio!". Al vedere distrutte da lui le nostre abitudini abbiamo deliberato il male e l'abbiamo messo a morte, pur sapendo che è Figlio di Dio. Ma dimenticate la nostra follia e perdonatemi. Quanto mi è accaduto è un segno dell'amore di Dio, affinché io viva".

 

[42] Pietro fece fermare il lettuccio e disse: "Se tu credi con tutto il cuore, avvicinati e bacia il corpo di Maria, dicendo: "Credo, teotoco vergine e madre pura, anche in colui che è nato da te, Signore e Dio nostro"". Allora il sommo sacerdote prese la parola in lingua ebraica e, tra le lacrime, benedisse Maria per tre ore; non permise ad alcuno di toccare il lettuccio e addusse testimonianze dalle Scritture sacre e dai libri di Mosè nei quali è scritto che Maria sarà chiamata tempio di Dio e porta del cielo, tanto che gli apostoli restavano ammirati dalle grandezze e meraviglie che diceva.

 

[43] Pietro disse: "Appressati e attacca le tue mani". Iefonia corse e disse distintamente: "Nel nome del Signore Gesù Cristo Figlio di Dio e di Maria colomba immacolata di colui che è nascosto nella sua bontà, le mie mani si uniscano senza alcun difetto!". E subito divennero come erano prima.

Pietro gli disse: "Alzati, prendi (la foglia) di palma che ti dò, entra nella città, incontrerai una grande folla che non trova più la via d'uscita, racconta a essa quanto ti è capitato; porrai questa foglia sugli occhi di colui che crederà e subito riacquisterà la vista".

 

[44] Iefonia salì in città come gli aveva ordinato Pietro, trovò una grande folla piangente, e disse: "Guai a noi! Ciò che capitò a Sodoma capitò pure a noi! Prima Dio li colpì con la cecità, poi cadde il fuoco e li consumò. Guai a noi! Siamo divenuti ciechi, poi arriverà il fuoco".

Iefonia prese la foglia, parlò loro della fede e quanti credettero riacquistarono la vista.

 

[45] Gli apostoli portarono Maria alla tomba. Deposero il corpo, si sedettero e attesero tutti insieme il Signore, come aveva loro ordinato.

Paolo disse a Pietro: "Padre Pietro, sai che sono neofita e che sono all'inizio della fede in Gesù Cristo; non ho infatti incontrato il Maestro affinché mi narrasse i gloriosi misteri. Ho udito che li ha rivelati tutti a voi sul monte degli Ulivi. Vi prego dunque di farmeli conoscere". Pietro rispose a Paolo: "Ci rallegriamo grandemente che tu sia giunto alla fede in Cristo, ma noi non possiamo rivelarti i misteri né tu li potresti ascoltare. Ma aspetta; restiamo qui tre giorni come ci disse il Signore, il quale verrà poi con i suoi angeli per trasportare il corpo di Maria: se ce lo ordinerà, noi te li riveleremo con gioia".

 

[46] Assunzione corporale di Maria. Mentre discutevano tra loro a proposito della dottrina, della fede e di molti altri soggetti, seduti davanti alla porta della tomba, ecco che giunse dai cieli il Signore Gesù Cristo con Michele e Gabriele; si sedette in mezzo a loro e disse a Paolo: "Paolo, mio prediletto, non rattristarti per il fatto che i miei apostoli non ti hanno rivelato i misteri gloriosi. A essi li ho rivelati in terra, a te li rivelerò nei cieli".

 

[47] Fece poi un segno a Michele con la voce propria degli angeli e scesero verso di lui le nubi; in ogni nube c'erano mille angeli che si posero a cantare davanti al Salvatore. Il Signore disse a Michele di innalzare il corpo di Maria su di una nube e trasferirlo in paradiso. Quando il corpo fu innalzato, il Signore disse agli apostoli di avvicinarsi a lui e saliti sulla nube cantavano inni con voce angelica: il Signore comandò alle nubi di partire in direzione dell'Oriente verso la regione del paradiso.

 

[48] Giunti nel paradiso deposero il corpo di Maria sotto l'albero della vita. Michele portò la di lei anima santa che deposero nel suo corpo.

Il Signore inviò poi gli apostoli nei loro luoghi per la conversione e la salvezza degli uomini. A lui, infatti, spetta la gloria, l'onore e la potenza nei secoli dei secoli.
 
 

Per papa Benedetto XVI,  gli scritti apocrifi e in particolare  i vangeli sono storicamente inattendibili e privi i autorità dottrinale. Essi non furono scritti dagli Apostoli o da testimoni oculari ma composti tra il II e il IV sec. Anche per questa ragione essi sono considerati testi inattendibili per ricostruire la figura storica di Gesù di Nazareth. La prova della loro inferiorità, secondo papa Ratzinger, essi  più si leggono e più ci si rende conto che dell’abisso che li separa dai testi canonici, Per questo, papa Benedetto ne consigliava la lettura e la riteneva la migliore dimostrazione dell’autenticità e della sobrietà dei vangeli canonici.

 

La Chiesa primitiva con la Costituzione Dogmatica ha saputo discernere e isolare questi scritti e che non li ha  considerati non canonici preservando  così la genuina  apostolica, come è ribadito dalla Esortazione Apostolica Postsinodale  Verbum del 30 settembre 2010 e dalla Costituzione Dogmatica        

Dei VERBUM del Concilio Vaticani II, che  affronta indirettamente il tema nei numeri 8, 11, 19 e ribadisce pure quali sono i testi canonici ispirati e il loro valore storico. Nonostante  manchi la loro autorità canonica o storica sulla vita di Gesù, Papa Benedetto ha riconosciuto agli apocrifi un certo valore documentale per gli studiosi: essi infatti sono utili per comprendere il contesto culturale, le eresie e l’ambiente religioso dei secoli successivi alla predicazione apostolica.

 

 

ENCICLICA “MUNIFICENTISSIMUS DEUS

DI S. S. PIO XII

SULL’ASSUNZIONE DI MARIA AL CIELO IN ANIMA E CORPO”

 

AI VENERABILI FRATELLI, PATRIARCHI, PRIMATI,

ARCIVESCOVI, VESCOVI E AGLI ALTRI ORDINARI

AVENTI CON L’APOSTOLICA SEDE PACE E COMUNIONE

 PIO PP. XII SERVO DEI SERVI DI DIO

VENERABILI FRATELLI, SALUTE E APOSTOLICA BENEDIZIONE

          

Pio Vescovo, servo dei servi di Dio a perenne memoria Il munificentissimo Dio, che tutto può e le cui disposizioni di provvidenza sono fatte di sapienza e d'amore, nei suoi imperscrutabili disegni contempera nella vita dei popoli e in quella dei singoli uomini dolori e gioie, affinché per vie diverse e in diverse maniere tutto cooperi in bene per coloro che lo amano (cfr. Rm 8,28). Il Nostro pontificato, come anche l'età presente, è assillato da tante cure, preoccupazioni e angosce, per le presenti gravissime calamità e l'aberrazione di molti dalla verità e dalla virtù; ma Ci è di grande conforto vedere che, mentre la fede cattolica si manifesta pubblicamente più attiva, si accende ogni giorno più la devozione verso la vergine Madre di Dio, e quasi dovunque è stimolo e auspicio di una vita migliore e più santa. Per cui, mentre la santissima Vergine compie amorosissimamente l'ufficio di madre verso i redenti dal sangue di Cristo, la mente e il cuore dei figli sono stimolati con maggiore impegno a una più amorosa contemplazione dei suoi privilegi. Dio, infatti, che da tutta l'eternità guarda Maria vergine, con particolare pienissima compiacenza, "quando venne la pienezza del tempo" (Gal 4,4), attuò il disegno della sua provvidenza in tal modo che risplendessero in perfetta armonia i privilegi e le prerogative che con somma liberalità ha riversato su di lei. Che se questa somma liberalità e piena armonia di grazie dalla chiesa furono sempre riconosciute e sempre meglio penetrate nel corso dei secoli, nel nostro tempo è stato posto senza dubbio in maggior luce il privilegio della corporea assunzione al cielo della vergine Madre di Dio Maria. Questo privilegio risplendette di nuovo fulgore fin da quando il nostro predecessore Pio IX, d'immortale memoria, definì solennemente il dogma dell'immacolata concezione dell'augusta Madre di Dio. 

 

Questi due privilegi infatti sono strettamente connessi tra loro. Cristo con la sua morte ha vinto il peccato e la morte, e sull'uno e sull'altra riporta vittoria in virtù di Cristo chi è stato rigenerato soprannaturalmente col battesimo. Ma per legge generale Dio non vuole concedere ai giusti il pieno effetto di questa vittoria sulla morte se non quando sarà giunta la fine dei tempi. Perciò anche i corpi dei giusti dopo la morte si dissolvono, e soltanto nell'ultimo giorno si ricongiungeranno ciascuno con la propria anima gloriosa. Ma da questa legge generale Dio volle esente la beata vergine Maria. Ella per privilegio del tutto singolare ha vinto il peccato con la sua concezione immacolata; perciò non fu soggetta alla legge di restare nella corruzione del sepolcro, ne dovette attendere la redenzione del suo corpo solo alla fine del mondo. Per questo, quando fu solennemente definito che la vergine Madre di Dio Maria fu immune della macchia ereditaria fin dalla sua concezione, i fedeli furono pervasi da una più viva speranza che quanto prima sarebbe stato definito dal supremo magistero della chiesa anche il dogma della corporea assunzione al cielo di Maria vergine. Infatti si videro non solo singoli fedeli, ma anche rappresentanti di nazioni o di province ecclesiastiche e anzi non pochi padri del Concilio Vaticano chiedere con vive istanze all'apostolica sede questa definizione. 

 

In seguito queste petizioni e voti non solo non diminuirono, ma aumentarono di giorno in giorno per numero ed insistenza. Infatti per questo scopo furono promosse crociate di preghiere; molti ed esimi teologi intensificarono i loro studi su questo soggetto, sia in privato, sia nei pubblici atenei ecclesiastici e nelle altre scuole destinate all'insegnamento delle sacre discipline; in molte parti dell'orbe cattolico furono tenuti congressi mariani sia nazionali sia internazionali. Tutti questi studi e ricerche posero in maggiore luce che nel deposito della fede affidato alla chiesa era contenuto anche il dogma dell'assunzione di Maria vergine al cielo; e generalmente ne seguirono petizioni con cui si chiedeva instantemente a questa sede apostolica che questa verità fosse solennemente definita. In questa pia gara i fedeli furono mirabilmente uniti coi loro pastori, i quali in numero veramente imponente rivolsero simili petizioni a questa Cattedra di S. Pietro. Perciò quando fummo elevati al trono del sommo pontificato erano state già presentate a questa sede apostolica molte migliaia di tali suppliche da ogni parte della terra e da ogni classe di persone: dai nostri diletti figli cardinali del sacro collegio, dai venerabili fratelli arcivescovi e vescovi, dalle diocesi e dalle parrocchie. Per la qual cosa, mentre elevavamo a Dio ardenti preghiere perché infondesse nella Nostra mente la luce dello Spirito Santo per decidere di una causa così importante, impartimmo speciali ordini perché si fondessero insieme le forze e venissero iniziati studi più rigorosi su questo soggetto, e intanto si raccogliessero e si ponderassero accuratamente tutte le petizioni che dal tempo del Nostro predecessore Pio IX, di felice memoria, fino ai nostri tempi erano state inviate a questa sede apostolica circa l'assunzione della beatissima vergine Maria al cielo. Ma poiché si trattava di cosa di tanta importanza e gravità, ritenemmo opportuno chiedere direttamente e in forma ufficiale a tutti i venerabili fratelli nell'episcopato che Ci esprimessero apertamente il loro pensiero. Perciò il 1° maggio 1946 indirizzammo loro la lettera [enciclica] Deiparae Virginis Mariae, in cui chiedevamo: "Se voi, venerabili fratelli, nella vostra esimia sapienza e prudenza ritenete che l'assunzione corporea della beatissima Vergine si possa proporre e definire come dogma di fede, e se col vostro clero e il vostro popolo lo desiderate". E coloro che "lo Spirito Santo ha costituito vescovi per pascere la chiesa di Dio" (At 20,28) hanno dato all'una e all'altra domanda una risposta pressoché unanimemente affermativa. 

 

Questo "singolare consenso, dell'episcopato cattolico e dei fedeli" (Pio IX, Ineffabilis Deus), nel ritenere definibile, come dogma di fede, l'assunzione corporea al cielo della Madre di Dio, presentandoci il concorde insegnamento del magistero ordinario della chiesa e la fede concorde del popolo cristiano, da esso sostenuta e diretta, da se stesso manifesta in modo certo e infallibile che tale privilegio è verità rivelata da Dio e contenuta in quel divino deposito che Cristo affidò alla sua Sposa, perché lo custodisse fedelmente e infallibilmente lo dichiarasse[5]

 

Il magistero della chiesa, non certo per industria puramente umana, ma per l'assistenza dello Spirito di verità (cfr. Gv 14,26), e perciò infallibilmente, adempie il suo mandato di conservare perennemente pure e integre le verità rivelate, e le trasmette senza contaminazione, senza aggiunte, senza diminuzioni. "Infatti, come insegna il Concilio Vaticano, ai successori di Pietro non fu promesso lo Spirito Santo, perché, per sua rivelazione, manifestassero una nuova dottrina, ma perché, per la sua assistenza, custodissero inviolabilmente ed esponessero con fedeltà la rivelazione trasmessa dagli apostoli, ossia il deposito della fede"[6].

 

  Pertanto dal consenso universale di un magistero ordinario della chiesa si trae un argomento certo e sicuro per affermare che l'assunzione corporea della beata vergine Maria al cielo, - la quale, quanto alla celeste glorificazione del corpo virgineo dell'augusta Madre di Dio, non poteva essere conosciuta da nessuna facoltà umana con le sole sue forze naturali - è verità da Dio rivelata, e perciò tutti i figli della chiesa debbono crederla con fermezza e fedeltà. Poiché, come insegna lo stesso concilio Vaticano, "debbono essere credute per fede divina e cattolica tutte quelle cose che sono conte- nute nella parola di Dio scritta o trasmessa oralmente o col suo ordinario e universale magistero, propone a credere come rivelate da Dio"[7]

 

Di questa fede comune della chiesa si ebbero fin dall'antichità lungo il corso dei secoli varie testimonianze, indizi e vestigia; anzi tale fede si andò manifestando sempre più chiaramente. I fedeli, guidati e istruiti dai loro pastori, appresero bensì dalla s. Scrittura che la vergine Maria, durante il suo terreno pellegrinaggio, menò una vita piena di preoccupazioni, angustie e dolori; inoltre che si avverò ciò che il santo vecchio Simeone aveva predetto, perché un'acutissima spada le trapassò il cuore ai piedi della croce del suo divino Figlio, nostro Redentore. Parimenti non trovarono difficoltà nell'ammettere che Maria sia morta, come già il suo Unigenito. Ma ciò non impedì loro di credere e professare apertamente che non fu soggetto alla corruzione del sepolcro il suo sacro corpo e che non fu ridotto in putredine e in cenere l'augusto tabernacolo del Verbo divino. Anzi, illuminati dalla divina grazia e spinti dall'amore verso colei che è Madre di Dio e Madre nostra dolcissima, hanno contemplato in luce sempre più chiara l'armonia meravigliosa dei privilegi che il provvidentissimo Iddio ha elargito all'alma Socia del nostro Redentore, e che hanno raggiunto un tale altissimo vertice, quale da nessun essere creato, eccettuata la natura umana di Cristo, è stato mai raggiunto. Questa stessa fede attestano chiaramente quegli innumerevoli templi dedicati a Dio in onore di Maria vergine assunta al cielo, e le sacre immagini ivi esposte alla venerazione dei fedeli, le quali pongono dinanzi agli occhi di tutti questo singolare trionfo della beata Vergine. Inoltre città, diocesi e regioni furono poste sotto la speciale tutela e patrocinio della Vergine assunta in cielo; parimenti con l'approvazione della chiesa sono sorti Istituti religiosi che prendono nome da tale privilegio. Né va dimenticato che nel rosario mariano, la cui recita è tanto raccomandata da questa sede apostolica, viene proposto alla pia meditazione un mistero che, come tutti sanno, tratta dell'assunzione della beatissima Vergine. Ma in modo più splendido e universale questa fede dei sacri Pastori e dei fedeli cristiani è manifestata dal fatto che fin dall'antichità si celebra in Oriente e in Occidente una solenne festa liturgica: di qui infatti i santi padri e i dottori della chiesa non mancarono mai di attingere luce, poiché, come è ben noto, la sacra liturgia, "essendo anche una professione delle celesti verità, sottoposta al supremo magistero della chiesa, può offrire argomenti e testimonianze di non piccolo rilievo, per determinare qualche punto particolare della dottrina cristiana"[8]

 

Nei libri liturgici, che riportano la festa sia della Dormizione sia dell'Assunzione di santa Maria, si hanno espressioni in qualche modo concordanti nel dire che quando la vergine Madre di Dio salì al cielo da questo esilio, al suo sacro corpo, per disposizione della divina Provvidenza, accaddero cose consentanee alla sua dignità di Madre del Verbo incarnato e agli altri privilegi a lei elargiti. Ciò è asserito, per portarne un esempio insigne, in quel Sacramentario che il Nostro predecessore Adriano I, d'immortale memoria, mandò all'imperatore Carlo Magno. In esso infatti si legge: "Degna di venerazione è per noi, o Signore, la festività di questo giorno, in cui la santa Madre di Dio subì la morte temporale, ma non poté essere umiliata dai vincoli della morte colei che generò il tuo Figlio, nostro Signore, incarnato da lei"[9]

 

Ciò che qui è indicato con la sobrietà consueta della Liturgia romana, nei libri delle altre antiche liturgie, sia orientali, sia occidentali, è espressa più diffusamente e con maggior chiarezza. Il Sacramentario gallicano, per esempio, definisce questo privilegio di Maria "inspiegabile mistero, tanto più ammirabile, quanto più è singolare tra gli uomini". E nella liturgia bizantina viene ripetutamente collegata l'assunzione corporea di Maria non solo con la sua dignità di Madre di Dio, ma anche con altri suoi privilegi, specialmente con la sua maternità verginale, prestabilita da un disegno singolare della Provvidenza divina: "A te Dio, re dell'universo, concesse cose che sono al disopra della natura; poiché come nel parto ti conservò vergine, così nel sepolcro conservò incorrotto il tuo corpo, e con la divina traslazione lo conglorificò"[10].

 

 II fatto poi che la sede apostolica, erede dell'ufficio affidato al Principe degli apostoli di confermare nella fede i fratelli (cfr. Lc 22,32), con la sua autorità rese sempre più solenne questa festa, stimolò efficacemente i fedeli ad apprezzare sempre più la grandezza di questo mistero. Così la festa dell'Assunzione dal posto onorevole che ebbe fin dall'inizio tra le altre celebrazioni mariane, fu portata in seguito fra le più solenni di tutto il ciclo liturgico. Il Nostro predecessore s. Sergio I, prescrivendo la litania o processione stazionale per le quattro feste mariane, enumera insieme la Natività, l'Annunciazione, la Purificazione e la Dormizione di Maria (Liber Pontificalis). In seguito s. Leone IV volle aggiungere alla festa, che già si celebrava sotto il titolo dell'Assunzione della beata Genitrice di Dio, una maggiore solennità, prescrivendone la vigilia e l'ottava; e in tale circostanza volle partecipare personalmente alla celebrazione in mezzo a una grande moltitudine di fedeli (ibidem). Inoltre che già anticamente questa festa fosse preceduta dall'obbligo del digiuno appare chiaro da ciò che attesta il Nostro predecessore s. Niccolò I, ove parla dei principali digiuni "che la santa chiesa romana ricevette dall'antichità ed osserva tuttora"[11]

 

Ma poiché la liturgia della chiesa non crea la fede cattolica, ma la suppone, e da questa derivano, come frutti dall'albero, le pratiche del culto, i santi padri e i grandi dottori nelle omelie e nei discorsi rivolti al popolo in occasione di questa festa non vi attinsero come da prima sorgente la dottrina; ma parlarono di questa come di cosa nota e ammessa dai fedeli; la chiarirono meglio; ne precisarono e approfondirono il senso e l'oggetto, dichiarando specialmente ciò che spesso i libri liturgici avevano soltanto fugacemente accennato: cioè che oggetto della festa non era soltanto l'incorruzione del corpo esanime della beata vergine Maria, ma anche il suo trionfo sulla morte e la sua celeste "glorificazione", a somiglianza del suo unigenito Gesù Cristo. Così s. Giovanni Damasceno, che si distingue tra tutti come teste esimio di questa tradizione, considerando l'assunzione corporea dell'alma Madre di Dio nella luce degli altri suoi privilegi, esclama con vigorosa eloquenza: "Era necessario che colei, che nel parto aveva conservato illesa la sua verginità, conservasse anche senza alcuna corruzione il suo corpo dopo la morte. Era necessario che colei, che aveva portato nel suo seno il Creatore fatto bambino, abitasse nei tabernacoli divini. Era necessario che la sposa del Padre abitasse nei talami celesti. Era necessario che colei che aveva visto il suo Figlio sulla croce, ricevendo nel cuore quella spada di dolore dalla quale era stata immune nel darlo alla luce, lo contemplasse sedente alla destra del Padre. Era necessario che la Madre di Dio possedesse ciò che appartiene al Figlio e da tutte le creature fosse onorata come Madre e Ancella di Dio"[12] 

 

Queste espressioni di s. Giovanni Damasceno corrispondono fedelmente a quelle di altri, affermanti la stessa dottrina. Infatti parole non meno chiare e precise si trovano nei discorsi che in occasione della festa tennero altri Padri anteriori o coevi. Così, per citare altri esempi, s. Germano di Costantinopoli trovava consentanea l'incorruzione e l'assunzione al ciclo del corpo della Vergine Madre di Dio, non solo alla sua divina maternità, ma anche alla speciale santità del suo stesso corpo verginale: "Tu, come fu scritto, apparisci "in bellezza", e il tuo corpo verginale è tutto santo, tutto casto, tutto domicilio di Dio; cosicché anche per questo sia poi immune dalla risoluzione in polvere; trasformato bensì, in quanto umano, nell'eccelsa vita della incorruttibilità; ma lo stesso vivo, gloriosissimo, incolume e dotato della pienezza della vita"[13]

 

E un altro antico scrittore dice: "Come gloriosissima Madre di Cristo, nostro Salvatore e Dio, donatore della vita e dell'immortalità, è da lui vivificata, rivestita di corpo in un'eterna incorruttibilità con lui, che la risuscitò dal sepolcro e la assunse a sé, in modo conosciuto da lui solo"[14]

 

Con l'estendersi e l'affermarsi della festa liturgica, i pastori della chiesa e i sacri oratori, in numero sempre maggiore, si fecero un dovere di precisare apertamente e con chiarezza il mistero che è oggetto della festa e la sua strettissima connessione con le altre verità rivelate. Tra i teologi scolastici non mancarono di quelli che, volendo penetrare più addentro nelle verità rivelate e mostrare l'accordo tra la ragione teologica e la fede cattolica, fecero rilevare che questo privilegio del- l'assunzione di Maria vergine concorda mirabilmente con le verità che ci sono insegnate dalla sacra Scrittura. Partendo da questo presupposto, presentarono per illustrare questo privilegio mariano diverse ragioni, contenute quasi in germe in questo: che Gesù ha voluto l'assunzione di Maria al cielo per la sua pietà filiale verso di lei. Ritenevano quindi che la forza di tali argomenti riposa sulla dignità incomparabile della maternità divina e su tutte quelle doti che ne conseguono: la sua insigne santità, superiore a quella di tutti gli uomini e di tutti gli angeli; l'intima unione di Maria col suo Figlio; e quell'amore sommo che il Figlio portava alla sua degnissima Madre. Frequentemente poi s'incontrano teologi e sacri oratori che, sulle orme dei santi padri[15], per illustrare la loro fede nell'assunzione si servono, con una certa libertà, di fatti e detti della s. Scrittura. Cosi per citare soltanto alcuni testi fra i più usati, vi sono di quelli che riportano le parole del Salmista: "Vieni o Signore, nel tuo riposo; tu e l'Arca della tua santificazione" (Sal 131,8), e vedono nell'Arca dell'Alleanza fatta di legno incorruttibile e posta nel tempio del Signore, quasi una immagine del corpo purissimo di Maria vergine, preservato da ogni corruzione del sepolcro ed elevato a tanta gloria nel cielo. Allo stesso scopo descrivono la Regina che entra trionfalmente nella reggia celeste e si asside alla destra del divino Redentore (Sal 44,10.14-16), nonché la Sposa del Cantico dei cantici "che sale dal deserto, come una colonna di fumo dagli aromi di mirra e d'incenso" per essere incoronata (Ct 3,6; cf. 4,8; 6,9). L'una e l'altra vengono proposte come figure di quella Regina e Sposa celeste, che, insieme col divino Sposo, è innalzata alla reggia dei cieli. Inoltre i dottori scolastici videro adombrata l'assunzione della vergine Madre di Dio, non solo in varie figure dell'Antico Testamento, ma anche in quella Donna vestita di sole, che l'apostolo Giovanni contemplò nell'isola di Patmos (Ap 12,Is). Così pure, fra i detti del Nuovo Testamento, considerarono con particolare interesse le parole "Ave, o piena di grazia, il Signore è con te, benedetta tu fra le donne" (Lc 1,28), poiché vedevano nel mistero dell'assunzione un complemento della pienezza di grazia elargita alla beatissima Vergine, e una benedizione singolare in opposizione alla maledizione di Eva. Perciò sul principio della teologia scolastica il pio Amedeo, vescovo di Losanna, afferma che la carne di Maria vergine rimase incorrotta; - non si può credere infatti che il suo corpo vide la corruzione, - perché realmente fu riunito alla sua anima e insieme con essa fu circonfuso di altissima gloria nella corte celeste. "Era infatti piena di grazia e benedetta fra le donne (Lc 1,28). Lei sola meritò di concepire Dio vero da Dio vero, che partorì vergine, vergine allattò, stringendolo al seno, ed al quale prestò in tutto i suoi santi servigi e omaggi"[16]

 

Tra i sacri scrittori poi che in questo tempo, servendosi di testi scritturistici o di similitudini ed analogie, illustrarono e confermarono la pia sentenza dell'assunzione, occupa un posto speciale il dottore evangelico, s. Antonio da Padova. Nella festa dell'Assunzione, commentando le parole d'Isaia: "Glorificherò il luogo dove posano i miei piedi" (Is 60,13), affermò con sicurezza che il divino Redentore ha glorificato in modo eccelso la sua Madre dilettissima, dalla quale aveva preso umana carne. "Con ciò si ha chiaramente - dice - che la beata Vergine è stata assunta col corpo, in cui fu il luogo dei piedi del Signore". Perciò scrive il Salmista: "Vieni, o Signore, nel tuo riposo, tu e l'Arca della tua santificazione". Come Gesù Cristo, dice il santo, risorse dalla sconfitta morte e salì alla destra del Padre suo, così "risorse anche dall'Arca della sua santificazione, poiché in questo giorno la Vergine Madre fu assunta al talamo celeste"[17]

 

Quando nel medio evo la teologia scolastica raggiunse il suo massimo splendore, s. Alberto Magno, dopo aver raccolti, per provare questa verità, vari argomenti, fondati sulla s. Scrittura, la tradizione, la liturgia e la ragione teologica, conclude: "Da queste ragioni e autorità e da molte altre è chiaro che la beatissima Madre di Dio è stata assunta in corpo ed anima al disopra dei cori degli angeli. E ciò crediamo assolutamente vero"[18].

 

 E in un discorso tenuto il giorno dell'Annunciazione di Maria, spiegando queste parole del saluto dell'angelo: "Ave, o piena di grazia ...", il dottore universale paragona la santissima Vergine con Eva e dice espressamente che fu immune dalla quadruplice maledizione alla quale Eva fu soggetta[19]. Il dottore angelico, seguendo le vestigia del suo insigne Maestro, benché non abbia mai trattato espressamente la questione, tuttavia ogni volta che occasionalmente ne parla, ritiene costantemente con la chiesa cattolica che insieme all'anima è stato assunto al cielo anche il corpo di Maria[20]

 

Dello stesso parere è, fra molti altri, il dottore serafico, il quale ritiene assolutamente certo che, come Dio preservò Maria santissima dalla violazione del pudore e dell'integrità verginale nella concezione e nel parto, così non ha permesso che il suo corpo si disfacesse in putredine e cenere[21]. Interpretando poi e applicando in senso accomodatizio alla beata Vergine queste parole della s. Scrittura: "Chi è costei che sale dal deserto, ricolma di delizie, appoggiata al suo diletto? " (Ct 8,5), così ragiona: "E di qui può constare che è ivi (nella città celeste) corporalmente. ... Poiché infatti ... la beatitudine non sarebbe piena, se non vi fosse personalmente; e poiché la persona non è l'anima, ma il composto, è chiaro che vi è secondo il composto, cioè il corpo e l'anima, altrimenti non avrebbe una piena fruizione"[22]

 

Nella tarda scolastica, ossia nel secolo XV, s. Bernardino da Siena, riassumendo e di nuovo trattando con diligenza tutto ciò che i teologi del medioevo avevano detto e discusso a tal proposito, non si restrinse a riportare le principali considerazioni già proposte dai dottori precedenti, ma ne aggiunse delle altre. La somiglianza cioè della divina Madre col Figlio divino, quanto alla nobiltà e dignità dell'anima e del corpo - per cui non si può pensare che la celeste Regina sia separata dal Re dei cieli - esige apertamente che "Maria non debba essere se non dov'è Cristo"[23]; inoltre è ragionevole e conveniente che si trovino già glorificati in cielo l'anima e il corpo, come dell'uomo, così anche della donna; infine il fatto che la chiesa non ha mai cercato e proposto alla venerazione dei fedeli le reliquie corporee della beata Vergine, fornisce un argomento che si può dire "quasi una riprova sensibile" (Idem, l.c.). In tempi più recenti i pareri surriferiti dei santi Padri e dei Dottori furono di uso comune. Aderendo al consenso dei cristiani, trasmesso dai secoli passati, S. Roberto Bellarmino esclama: "E chi, prego, potrebbe credere che l'arca della santità, il domicilio del Verbo il tempio dello Spirito Santo sia caduto? Aborrisce il mio animo dal solo pensare che quella carne verginale che generò Dio, lo partorì, l'alimentò, lo portò, o sia stata ridotta in cenere o sia stata data in pasto ai vermi"[24].

 

 Parimenti S. Francesco di Sales, dopo avere asserito che non è lecito dubitare che Gesù Cristo abbia seguito nel modo più perfetto il divino mandato, col quale ai figli s'impone di onorare i propri genitori, si pone questa domanda: "Chi è quel figlio che, se potesse, non richiamerebbe alla vita la propria madre e non la porterebbe dopo morte con sé in paradiso ?"[25]

 

E s. Alfonso scrive: "Gesù preservò il corpo di Maria dalla corruzione, perché ridondava in suo disonore che fosse guasta dalla putredine quella carne verginale, di cui egli si era già vestito"[26].

 

 Chiarito però ormai il mistero che è oggetto di questa festa, non mancarono dottori i quali piuttosto che occuparsi delle ragioni teologiche, dalle quali si dimostra la somma convenienza dell'assunzione corporea della beata Vergine Maria in cielo, rivolsero la loro attenzione alla fede della chiesa, mistica Sposa di Cristo, non avente né macchia, né grinza (cf. Ef 5,27), la quale è detta dall'apostolo "colonna e fondamento della verità" (1 Tm 3,15) e appoggiati a questa fede comune ritennero temeraria per non dire eretica, la sentenza contraria. Infatti s. Pietro Canisio, fra non pochi altri, dopo avere dichiarato che il termine assunzione significa la glorificazione non solo dell'anima, ma anche del corpo e dopo aver rilevato che la chiesa già da molti secoli venera e celebra solennemente questo mistero mariano dell'assunzione, dice: "Questa sentenza è ammessa già da alcuni secoli ed è fissata talmente nell'anima dei pii fedeli e così accetta a tutta la chiesa, che coloro che negano che il corpo di Maria sia stato assunto in ciclo, non vanno neppure ascoltati con pazienza, ma fischiati come troppo pertinaci, o del tutto temerari e animati da spirito non già cattolico, ma eretico"[27]

 

Contemporaneamente il dottore esimio, posta come norma della mariologia che "i misteri della grazia, che Dio ha operato nella Vergine, non vanno misurati secondo le leggi ordinarie, ma secondo l'onnipotenza di Dio, supposta la convenienza della cosa in se stessa, ed esclusa ogni contraddizione o ripugnanza da parte della s. Scrittura"[28] fondandosi sulla fede della chiesa tutta, circa il mistero dell'assunzione, poteva concludere che questo mistero doveva credersi con la stessa fermezza d'animo, con cui doveva credersi l'immacolata concezione della beata Vergine; e già allora riteneva che queste due verità potessero essere definite. Tutte queste ragioni e considerazioni dei santi padri e dei teologi hanno come ultimo fondamento la s. Scrittura, la quale ci presenta l'alma Madre di Dio unita strettamente al suo Figlio divino e sempre partecipe della sua sorte. Per cui sembra quasi impossibile figurarsi che, dopo questa vita, possa essere separata da Cristo - non diciamo, con l'anima, ma neppure col corpo - colei che lo concepì, lo diede alla luce, lo nutrì col suo latte, lo portò fra le braccia e lo strinse al petto. Dal momento che il nostro Redentore è Figlio di Maria, non poteva, come osservatore perfettissimo della divina legge, non onorare oltre l'eterno Padre anche la Madre diletta. Potendo quindi dare alla Madre tanto onore, preservandola immune dalla corruzione del sepolcro, si deve credere che lo abbia realmente fatto. Ma in particolare va ricordato che, fin dal secolo II, Maria Vergine viene presentata dai santi padri come nuova Eva, strettamente unita al nuovo Adamo, sebbene a lui soggetta, in quella lotta contro il nemico infernale, che, com'è stato preannunziato dal protovangelo (Gn 3,15), si sarebbe conclusa con la pienissima vittoria sul peccato e sulla morte, sempre congiunti negli scritti dell'apostolo delle genti (cfr. Rm cc. 5 e 6; 1 Cor 15,21-26.54-57). Per la qual cosa, come la gloriosa risurrezione di Cristo fu parte essenziale e segno finale di questa vittoria, così anche per Maria la lotta che ha in comune col Figlio suo si doveva concludere con la glorificazione del suo corpo verginale: perché, come dice lo stesso apostolo, "quando... questo corpo mortale sarà rivestito dell'immortalità, allora sarà adempiuta la parola che sta scritta: è stata assorbita la morte nella vittoria" (1 Cor 15,54). In tal modo l'augusta Madre di Dio, arcanamente unita a Gesù Cristo fin da tutta l'eternità "con uno stesso decreto"[29] di predestinazione, immacolata nella sua concezione. Vergine illibata nella sua divina maternità, generosa Socia del divino Redentore, che ha riportato un pieno trionfo sul peccato e sulle sue conseguenze, alla fine, come supremo coronamento dei suoi privilegi, ottenne di essere preservata dalla corruzione del sepolcro, e, vinta la morte, come già il suo Figlio, di essere innalzata in anima e corpo alla gloria del cielo, dove risplende Regina alla destra del Figlio suo, Re immortale dei secoli (cfr. 1 Tm 1,17). Poiché la chiesa universale nella quale vive lo Spirito di verità e la conduce infallibilmente alla conoscenza delle verità rivelate, nel corso dei secoli ha manifestato in molti modi la sua fede, e poiché tutti i vescovi dell'orbe cattolico con quasi unanime consenso chiedono che sia definita come dogma di fede divina e cattolica la verità dell'assunzione corporea della beatissima vergine Maria al cielo - verità fondata sulla s. Scrittura, insita profondamente nell'animo dei fedeli, confermata dal culto ecclesiastico fin dai tempi remotissimi, sommamente consona con altre verità rivelate, splendidamente illustrata e spiegata dallo studio della scienza e sapienza dei teologi - riteniamo giunto il momento prestabilito dalla provvidenza di Dio per proclamare solennemente questo privilegio di Maria vergine. Noi, che abbiamo posto il Nostro pontificato sotto lo speciale patrocinio della santissima Vergine, alla quale Ci siamo rivolti in tante tristissime contingenze, Noi, che con pubblico rito abbiamo consacrato tutto il genere umano al suo Cuore immacolato, e abbiamo ripetutamente sperimentato la sua validissima protezione, abbiamo ferma fiducia che questa solenne proclamazione e definizione dell'assunzione sarà di grande vantaggio all'umanità intera, perché renderà gloria alla santissima Trinità, alla quale la Vergine Madre di Dio è legata da vincoli singolari. Vi è da sperare infatti che tutti i cristiani siano stimolati da una maggiore devozione verso la Madre celeste, e che il cuore di tutti coloro che si gloriano del nome cristiano sia mosso a desiderare l'unione col corpo mistico di Gesù Cristo e l'aumento del proprio amore verso colei che ha viscere materne verso tutti i membri di quel Corpo augusto. Vi è da sperare inoltre che tutti coloro che mediteranno i gloriosi esempi di Maria abbiano a persuadersi sempre meglio del valore della vita umana, se è dedita totalmente all'esercizio della volontà del Padre celeste e al bene degli altri; che, mentre il materialismo e la corruzione dei costumi da esso derivata minacciano di sommergere ogni virtù e di fare scempio di vite umane, suscitando guerre, sia posto dinanzi agli occhi di tutti in modo luminosissimo a quale eccelso fine le anime e i corpi siano destinati; che infine la fede nella corporea assunzione di Maria al cielo renda più ferma e più operosa la fede nella nostra risurrezione. La coincidenza provvidenziale poi di questo solenne evento con l'Anno santo che si sta svolgendo, Ci è particolarmente gradita; ciò infatti Ci permette di ornare la fronte della vergine Madre di Dio di questa fulgida gemma, mentre si celebra il massimo giubileo, e di lasciare un monumento perenne della nostra ardente pietà verso la Regina del cielo. 

 

"Pertanto, dopo avere innalzato ancora a Dio supplici istanze, e avere invocato la luce dello Spirito di Verità, a gloria di Dio onnipotente, che ha riversato in Maria vergine la sua speciale benevolenza a onore del suo Figlio, Re immortale dei secoli e vincitore del peccato e della morte, a maggior gloria della sua augusta Madre e a gioia ed esultanza di tutta la chiesa, per l'autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei santi apostoli Pietro e Paolo e Nostra, pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l'immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo". 

 

Perciò, se alcuno, che Dio non voglia, osasse negare o porre in dubbio volontariamente ciò che da Noi è stato definito, sappia che è venuto meno alla fede divina e cattolica. Affinché poi questa Nostra definizione dell'assunzione corporea di Maria vergine al cielo sia portata a conoscenza della chiesa universale, abbiamo voluto che stesse a perpetua memoria questa Nostra lettera apostolica; comandando che alle sue copie o esemplari anche stampati, sottoscritti dalla mano di qualche pubblico notaio e muniti del sigillo di qualche persona costituita in dignità ecclesiastica, si presti assolutamente da tutti la stessa fede; che si presterebbe alla presente, se fosse esibita o mostrata. A nessuno dunque sia lecito infrangere questa Nostra dichiarazione, proclamazione e definizione, o ad essa opporsi e contravvenire. Se alcuno invece ardisse di tentarlo, sappia che incorrerà nell'indignazione di Dio onnipotente e dei suoi beati apostoli Pietro e Paolo.

 

Dato a Roma, presso S. Pietro, nell'anno del massimo giubileo 1950, 1° novembre, festa di tutti i santi, nell'anno dodicesimo del Nostro pontificato. Noi Pio, vescovo della chiesa cattolica, così definendo abbiamo sottoscritto.

 

 

 

 

 

CONCLUSIONE

 

<<Nella vita di Maria, legata totalmente a quella del Figlio, Cristo Gesù, si manifesta anticipatamente ciò che il suo Figlio ha compiuto per noi risorgendo dai morti, la vittoria appunto sul peccato e sulla morte. In Maria risplende il compimento del progetto divino sulla creatura umana: la dignità dell’uomo appare in piena luce in quella suprema destinazione, già compiuta nella Vergine Madre, a partecipare nell’integrità della persona, in anima e corpo, cioè alla gloria celeste… Il suo ‘privilegio’ appare come un segno concreto della speranza offerto all’umanità tutta intera, poiché rende manifesta la meta ultima del nostro pellegrinaggio terreno e alimenta, quasi visibilmente, la fede, nella nostra risurrezione, garantita da Cristo… La figura della Vergine Madre assunta in cielo diventa allora la cifra della dignità presente e futura dell’uomo creato e redento da Dio, la densa riprova che la gloria dell’Eterno non si stabilisce sulle rovine della sua creatura, ma che al contrario Egli è glorificato nella gloria dei suoi santi>>[30]

 

I quattro dogmi mariani proclamati dalla Chiesa: Maternità Divina (Concilio di Efeso, 431), Verginità Perpetua (Concilio di Costantinopoli, 553), Concezione Immacolata (Beato Pio IX 8 dicembre, 1854), Assunzione Corporea al Cielo, (Pio XII, 1 novembre 1950), furono apertamente professati dal Concilio Vaticano II nella Costituzione Dogmatica Lumen gentium (VIII,53-59).

 

 

 

 

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Diac. Dott. Sebastiano Mangano

già Cultore di Letteratura Cristiana Antica

nella Facoltà di Lettere dell’Università di Catania 

Sebastiano Mangano, nato a Catania il 2/7/1944, si è laureato in Pedagogia presso l’Istituto Universitario di Magistero di Catania il 31/7/1986 con voti 105/110, relatore la Prof. Grazia Rapisarda, con una dissertazione di laurea dal titolo: “L’Infanzia di Gesù nei Vangeli Apocrifi”;  dal 1986 è membro del Centro Studi sull’Antico Cristianesimo dell’Università degli Studi di Catania. 

Ha partecipato al Seminario di Perfezionamento Patristico su “Gli Apocrifi Cristiani” presso l’Istituto Patristico Augustinianum di Roma dal 20/9- all’1/10/1993.

Ha frequentato il Corso Teologico S. Euplo presso il Seminario Arcivescovile di Catania  dall’anno 1992 all’anno 1998; è stato ordinato Diacono dall’arcivescovo mons. Luigi Bommarito il 14/9/1998.  

E’ stato nominato Cultore di Letteratura Cristiana Antica nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania il 22 febbraio 2006 e ha fatto parte delle commissioni ufficiali di esami.

 

Ha collaborato con la Prof. Grazia Rapisarda, Ordinario di Letteratura Cristiana Antica nella Facoltà di Lettere dell’Università di Catania per le ricerche bibliografiche di parecchi lavori, partecipando ai relativi convegni.

E’ autore di numerose monografie e articoli a stampa sui Padri della Chiesa Antica greca,  latina e siriaca, sulla Letteratura Cristiana Apocrifa e  su argomenti inerenti la storia patria, nonché sulle Forze Armate, sul Corpo Militare e sul Corpo delle II. VV. della CRI e sui Cappellani Militari della Diocesi di Catania nelle guerre del secolo scorso.  

E’1° Capitano del Corpo Militare della Croce Rossa Italiana e, per mandato dell’arcivescovo di Catania, mons. Salvatore Gristina,  “Incaricato Diocesano per la Pastorale delle Forze Armate”, nonché Assistente Spirituale del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco e del Comitato Provinciale della Croce Rossa Italia, compresi il Corpo Militare e il Corpo delle Infermiere Volontarie, Ausiliari delle Forze Armate.  

Esercitava quotidianamente il ministero pastorale del Diaconato nella parrocchia Madonna del Divino Amore, nel popoloso quartiere Zia Lisa di Catania. Dal 11 ottobre 2024, per volontà del arcivescovo, mons. Luigi Renna, preso la Parrocchia S. Maria di Monserrato in Catania, quale Collaboratore Pastorale del Parroco don Raffaele Gulisano.  

Note

 

[1] Apocrifo indica un’opera, un testo o un documento  di cui si attribuisce la paternità ad un autore e celebre o ad ‘epoca ben precisa diversa da quella reale. Nel linguaggio comune  è sinonimo di falso o di dubbia autenticità. 

[2] Il testo si trova nel Cod. Vatic. gr. 1982, ai ff. 181-189. 

[3] Konstantin von Tischendorf  Apocalypses apocryphae, Lpsiae 1866, p. XXXIV. 

[4] Il testo si trova nel Cod. Vatic. gr. 1982, ai ff. 181-189. 

[5] Conc. Vat: I, Dei Filius.

[6] Conc. Vat. I, Const. dogm. Pastor aeternus de Ecclesia Christi, c. 4.

[7] Conc: Vat: I, Dei Filius.

[8] Enc. Mediator Dei.

[9] Sacramentarium Gregorianum.

[10] Menaei totius anni.

[11] Responsa Nicolae Papae I ad consulta Bulgarorum, 13-11-866.

[12] S. Ioannes Damascenus, Encomium in Dormitionem Dei Genitricis Virginis Mariae, hom. II, 14; cf etiam ibid., n. 3.

[13] S. Germanus Const., In sanctae Dei Genitricis Dormitionem, sermo I.

[14] Encomium in Dormitionem sanctissimae Dominae nostrae Deiparae semperque Virginis Marine (S. Modesto Hierosol. attributum), n. 14.

[15] S. Ioannes Damascenus, Encomium in Dormitionem Dei Genitricis Virginis Mariae, hom. II, 11; Encomium in Dormitionem sanctissimae Dominae nostrae Deiparae semperque Virginis Mariae (S. Modesto Hierosol. Attributum.

[16] Amadeus Lausannensis, De Beata Virginis obitu,Assumptione in Caelum, exaltatione ad Filii dexteram.

[17] S. Antonius Patav., Sermones dominicales et in solemnitatibus. In Assumptione S. Mariae Virginis sermo.

[18] S. Alberto Magno, Mariale sive quaestiones super Evang. "Missus est", q. 132.

[19] S. Alberto Magno, Sermones de sanctis, sermo XV: In annuntiatione B. Mariae; cfr. etiam: Mariale, q.132.

[20] Cfr. Summa theol., III, q. 27, a. 1 c. ; ibid., q. 83, a. 5 ad 8; Expositio salutationis angelicae; In symb. Apostolorum expositio, art. 5; In IV Sent., D. 12. q. 1, art. 3, sol. 3; D. 43, q. 1, art. 3. sol. 1 et 2.

[21] Cfr. S. Bonaventura, De Nativitate B. Mariae Virginis, sermo 5.

[22] S. Bonaventura, De Assumptione B. Marine Virginis, sermo 1.

[23] S. Bernardino da Siena, In Assumptione B. Marine Virginis, sermo 2.

[24] S. Roberto Bellarmino, Conciones habitae Lovanii, concio 40: De Assumptione B. Marine Virginis.

[25] Oeuvres de St Francois de Sales, Sermon autographe pour la féte de l’Assomption.

[26] S. Alfonso Maria de’ Liguori, Le glorie di Maria, parte II, disc. 1

[27] S. Pietro Canisio, De Maria Virgine.

[28] Suarez F., In tertiam partem D. Thomae. quaest. 27. art. 2. disp. 3, sec. 5, n. 31.

[29] Enciclica  Ineffabilis Deus – 8 dicembre 1854 per la proclamazione del Dogma dell’Immacolata Concezione..

[30] Bruno Forte, Maria, la donna icona del Mistero, Saggio di mariologia simbolico-narrativa, Edizioni Paoline 1989, Cinisello Balsamo (MI), p. 137.

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