
Fino al 13 settembre, al Museo Diocesano di Piazza Armerina è possibile visitare “L’essenza dell’unione”, mostra personale dell’artista siciliana Anna Maio, promossa dalla sezione provinciale del Centro Italiano Femminile (CIF). L’esposizione nasce con l’intento di stimolare una riflessione “sull’importanza dell’armonia universale e sul superamento dei confini individuali per costruire una società più equa”, attraverso un percorso che mette al centro l’arte come strumento di dialogo e di condivisione.
Sono 36 le opere in mostra: 21 tecniche miste ad alto rilievo, realizzate su tela e tavola di legno; 4 affreschi, eseguiti con un impasto di terra rossa dell’Etna e pigmenti naturali; 7 piatti in terracotta dipinti a mano e smaltati; 2 sculture a tutto tondo e 2 altorilievi, entrambi realizzati in terracotta.
La mostra si inserisce nell’attività del CIF, da sempre impegnato sul territorio nella tutela dei diritti e nella valorizzazione del talento femminile, e propone, attraverso il linguaggio artistico di Anna Maio, una riflessione sull’armonia, sull’incontro e sulla necessità di superare le divisioni per costruire una dimensione collettiva più inclusiva. In un mondo spesso segnato da divisioni e conflitti, le sue opere, con figure prive del volto, restituiscono l’idea di un ordine non gerarchico, fondato sull’uguaglianza e sull’accoglienza, nel quale la pace - sempre più percepita come un’utopia - può ancora diventare un sogno possibile. L’abbraccio, elemento centrale della sua ricerca in questa esposizione, assume così un valore universale, configurandosi come gesto di affetto, accoglienza, sostegno e solidarietà.
Nelle sue opere la figura umana è spesso rappresentata attraverso l’assenza dei tratti del volto, una scelta che ne attenua l’identità individuale e ne amplia la dimensione simbolica. Quale significato assume per lei questa scelta e come si inserisce nella sua ricerca sul rapporto tra identità, universalità e relazione con l’altro?
“La scelta di rappresentare i miei personaggi privi di tratti somatici nasce dalla volontà di spogliare l'essere umano da sovrastrutture e dettagli individuali per coglierne l'essenza universale. L'assenza del volto consente a chiunque si ponga di fronte all'opera di rispecchiarsi nei personaggi, immedesimandosi nei loro gesti, nella loro postura e nella loro presenza nello spazio. Non si tratta di un anonimato che priva di identità, ma al contrario di una porta aperta verso l'empatia collettiva: ogni personaggio diventa custode di un'emozione, di un'attesa o di uno stato d'animo condiviso”.
Quali sono i temi, i soggetti e i simboli che caratterizzano maggiormente le opere presentate in questa mostra? Si tratta di elementi che appartengono alla sua ricerca artistica abituale oppure emergono anche nuovi motivi, significati o percorsi espressivi?
“Il tema portante dell'esposizione è l’unione, la connessione profonda, l'uguaglianza e il senso di appartenenza. In sinergia con il CIF provinciale, la mostra intreccia la ricerca artistica con una riflessione sociale sulla parità di genere, la valorizzazione del talento femminile e la cultura del rispetto. Le figure umane rappresentate sono volutamente prive di tratti somatici e spoglie di connotazioni di genere o ruolo sociale. Questo anonimato non priva i personaggi d'identità, ma li trasforma in simboli universali nei quali chiunque può rispecchiarsi, stimolando un'empatia collettiva. Il simbolo principe è l'abbraccio, inteso come gesto fondamentale di sostegno, vicinanza e protezione, affiancato dai motivi del radicamento (l'albero e le sue radici). Se la materia viva e le figure senza volto, appartengono alla mia ricerca abituale, in questa mostra emerge un nuovo percorso espressivo in cui la materia dialoga simultaneamente attraverso quattro differenti linguaggi (pittura, affresco, ceramica e scultura), facendosi manifesto visivo di dialogo e coesione”.
Come definirebbe il linguaggio artistico che caratterizza la sua ricerca? Si riconosce in una particolare corrente o tendenza dell’arte contemporanea, oppure preferisce collocare il suo lavoro in una dimensione più personale e indipendente?
“Il mio stile è contemporaneo, tra simbolismo e surrealismo, con forte sperimentazione materica e una poetica che mira all’universalismo e all’empatia”.
Le opere esposte in questa mostra personale in quali anni sono state eseguite?
“Le opere esposte sono state realizzate nell’arco di un periodo compreso tra il 2023 e il 2026”.
Diverse opere sono state realizzate con materiali materiali extrapittorici. Quali visioni, emozioni e pensieri animano il processo creativo da cui nasce la sua ricerca artistica?
“La mia ricerca nasce dal desiderio di creare un dialogo tra uomo, natura e universo, portando un messaggio di armonia, speranza e connessione. La cifra stilistica risiede nella stratificazione di elementi organici del territorio siciliano, tra cui cenere vulcanica dell'Etna, terra rossa, sabbia e fibre essiccate di pale di ficodindia. Questi materiali non hanno un valore meramente decorativo, ma costituiscono la struttura profonda e la memoria fisica dell'opera, trasformando la superficie pittorica in un'esperienza sensoriale e tattile”.
La scelta cromatica sembra essere parte integrante del suo linguaggio artistico: quali tonalità predilige e quale valore simbolico o emotivo attribuisce a esse?
“Prediligo i colori caldi della terra e del fuoco, come il giallo, il rosso e il verde, che simboleggiano energia, radicamento e armonia con la natura, ma anche accoglienza e parità. Li preferisco perché sono capaci di annullare i contrasti freddi e di porre ogni figura sullo stesso piano, conferendo a ciascuna pari dignità”.
Fortunato Orazio Signorello
Nella foto l'artista siciliana Anna Maio.








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